Adesione alla giornata di mobilitazione “save Kobane”

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La Rete della pace aderisce alla giornata internazionale di mobilitazione  “save Kobane” per la difesa della popolazione e delle città della provincia di Rojava dall’assedio dell’Isis, indetta per il prossimo 1 novembre alle ore 14:00 che vedrà iniziative in tante città europee.

Nell’occasione La Rete della Pace ribadisce:

  • lo Stato Islamico, che vuole imporsi con le armi, la violenza, il terrorismo, è nemico dell’umanità. Il califfato jihadista di Al Baghdadi, così come si sta presentando ai popoli che vuole sottomettere, con la truce bandiera nera, evoca una deriva nazista. Va fermato con la forza del diritto internazionale, con la resistenza della civiltà, con il potere della democrazia.
  • la condanna dell’ennesimo episodio di una guerra assurda di cui tutti i governi sono responsabili.
  • la condanna per  il comportamento del governo turco che ha chiuso le frontiere impedendo la fuga e la protezione della popolazione civile curdo-siriana e represso violentemente i curdi del Nord della Turchia arrivati alla frontiera in soccorso dei loro fratelli e delle loro sorelle di Kobane.
  • Esprime tutta la solidarietà e vicinanza ai curdi-siriani e alla popolazione di Kobane e a tutto il popolo siriano e irakeno. Se queste popolazioni verranno uccise le responsabilità cadranno sull’Isis e su tutta la Comunità Internazionale.
  • Chiede che vi sia un’immediata azione internazionale con il mandato delle Nazioni Unite per la protezione della vita dei civili, impedendo che Kobane e il territorio autonomo della Rojava cada nelle mani dell’Isis, e garantendo l’apertura del corridoio umanitario per la popolazione in fuga verso la Turchia, senza alcuna discriminazione per l’appartenenza etnica.
  • Chiede all’Unione Europea e agli stati membri di predisporre un programma straordinario di aiuti umanitari da destinare alle popolazioni curde siriane.
  • Chiede nuovamente che la crisi della regione medio-orientale sia oggetto, con priorità assoluta, di una discussione in sede ONU da cui escano decisioni vincolanti per tutti gli stati membri, individuando le responsabilità dei massacri e delle violazioni del diritto internazionale sino a oggi avvenute, concordando una strategia di soluzione politica e negoziata per porre fine ai conflitti in Iraq e Siria, riconoscendo ai diversi popoli di questi paesi piena sovranità, libertà di espressione e di autodeterminazione nel rispetto delle regole democratiche di tutela delle minoranze.

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