Conflitti e migrazioni: fermare le stragi

Piattaforma un Passo di Pace:

CONFLITTI E MIGRAZIONI: FERMARE LE STRAGI, GARANTIRE IL DIRITTO DI ASILO

Il 3 ottobre 2013 366 migranti sono morti nei pressi di Lampedusa nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa. Tra di loro molte donne e molti bambini. E’ solo la più grave delle numerose stragi che attraversano il Mediterraneo: sono 1980 le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo solo nei primi otto mesi del 2014.
Le guerre e le numerosi crisi internazionali in corso causano migliaia di vittime civili nei paesi di origine, ma costringono anche milioni di persone a fuggire dal rischio di torture, persecuzioni e di perdere la propria vita.
I profughi siriani che hanno abbandonato il proprio paese hanno raggiunto a fne agosto 2014 i 3 milioni, mentre sono i 51,2 milioni i profughi e gli sfollati in tutto il mondo (dati UNHCR). Si tratta di persone che sono costrette a cercare protezione internazionale in un paese diverso da quello di origine. Non solo, ma anche, in Italia e in Europa.
Le politiche del rifuto hanno assunto sino ad oggi come priorità il controllo delle frontiere e il contrasto delle migrazioni “illegali” causando la morte di migliaia di persone. Ma anni di chiusura delle frontiere, di controllo
dei mari, di respingimenti illegittimi, di detenzioni arbitrarie, di violazioni dei diritti umani non hanno fermato gli arrivi dei migranti e delle persone che cercano protezione internazionale in Europa.
La garanzia del diritto di asilo, la promozione di politiche di accoglienza e di inclusione sociale dei profughi e dei rifugiati devono dunque diventare una priorità del governo italiano e dell’Unione Europea. Le politiche di cooperazione con i paesi “terzi” non possono essere subordinate alla loro collaborazione nel controllo delle frontiere esterne e nelle attività di contrasto dell’immigrazione “irregolare”. L’Italia e l’Europa possono avere un futuro solo se rifutano ogni forma di discriminazione e ripudiano la xenofobia e del razzismo.
Chiediamo dunque al Governo italiano e alla Unione Europea di:
1. Garantire il diritto di arrivare e di chiedere asilo
a) facilitando l’ingresso “legale” per motivi di lavoro e di ricerca di lavoro;
b) riformando il Regolamento Dublino III con l’abolizione dell’obbligo di presentare richiesta di asilo nel primo paese europeo di arrivo;
c) aprendo, con il coinvolgimento delle Nazioni Unite, canali di ingresso protetto per le persone bisognose di protezione internazionale;
d) rafforzando le operazioni di soccorso in mare per evitare che migliaia di persone perdano la vita nel Mediterraneo.
2. Applicare la Direttiva Europea sulla Protezione temporanea (2001/55/CE).
La Direttiva prevede la possibilità di offrire una tutela immediata e temporanea alle persone sfollate quando vi è il rischio che, a causa dell’intensifcarsi degli arrivi, il sistema di asilo non possa farvi fronte senza effetti pregiudizievoli per il suo corretto funzionamento e per i diritti delle persone coinvolte (Art.2).
3. Sospendere gli accordi esistenti con i paesi terzi che non offrono adeguate ed effettive garanzie del rispetto dei diritti umani. La stipulazione di nuovi accordi con paesi terzi dovrebbe essere subordinata alla garanzia del diritto di asilo, al divieto di espulsioni collettive e all’impegno al rispetto del principio di non-refoulement.
4. Uniformare gli standard di accoglienza di profughi e richiedenti asilo in tutti i paesi europei e giungere ad una programmazione comune e coordinata dell’accoglienza che consenta di ripartirne le responsabilità tra tutti i paesi membri. In particolare occorre evitare il ricorso a strutture di accoglienza grandi che producono separazione e stigmatizzazione, oltre che sprechi di risorse pubbliche e forme di illegalità diffusa.
5. Ratificare la Convenzione sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie e delle Convenzioni OIL n° 47 e n° 143.
La Convenzione sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie è stata adottata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 18 Dicembre del 1990 ma non è stata ancora ratifcata da parte di nessun paese europeo. La piena garanzia di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori migranti (tutela contro lo sfruttamento e il lavoro forzato, libertà personale e sicurezza sul lavoro, diritto all’assistenza medica, diritto all’istruzione dei fgli, diritto all’unità familiare) è, in assenza della ratifca della Convenzione,
compromessa.
Come pure le convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a protezione dei lavoratori migranti, a tutt’oggi ratifcate solamente da un ristrettissimo numero di statimembri dell’UE.
6. Chiudere i centri di detenzione
Tutti i paesi europei si sono dotati di strutture di detenzione presidiate dalle forze dell’ordine nelle quali vengono detenuti i migranti senza documenti in attesa del loro rimpatrio nel paese di origine per un periodo
che può raggiungere i 18 mesi. Spesso si tratta di richiedenti asilo e/o di minori.
La detenzione amministrativa non ha alcuna effcacia sulla riduzione della presenza dei migranti senza documenti, è all’origine di numerose violazioni di diritti umani fondamentali e comporta un cospicuo investimento di risorse pubbliche che potrebbero essere meglio investite nelle politiche di accoglienza e di inclusione sociale.
7 Garantire i diritti di cittadinanza
E’ necessario facilitare l’acquisizione della nazionalità del paese di residenza ai cittadini di paesi terzi stabilmente presenti in Italia e in Europa e riconoscere il loro diritto di partecipare alle decisioni che
riguardano la vita della comunità nella quale risiedono attraverso l’introduzione del diritto di voto attivo e passivo almeno amministrativo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *