Disarmo e controllo armamenti e spese militari

Piattaforma un passo di pace:

DISARMO E CONTROLLO DI ARMAMENTI E SPESE MILITARI

Le guerre ed i confitti traggono origine e derivano le proprie dinamiche da complicate situazioni sociopolitiche, che non si possono ridurre a una lettura troppo semplicistica. ISU questi temi poche sono le “certezze”, ma si può comunque ben affermare che per la loro nascita e per il loro sviluppo non c’è una sola causa.
Pur tenendo in mente tale considerazione, è impossibile non riconoscere che nella creazione e soprattutto nella crescita delle guerre e dei confitti gli armamenti e le spese militari (che si possono considerare una preparazione delle strutture e degli strumenti che poi agiranno negli scontri) giocano un ruolo privilegiato, particolare ed importante. È per questo motivo che nella strada di costruzione della Pace il disarmo, e più in generale le   questioni legate al controllo degli armamenti e del fnanziamento per la gestione degli eserciti, siano importanti e assolutamente rilevanti.
Anche in occasione di “Un passo di Pace” si è quindi cercato di mettere in fila una serie di considerazioni e proposte legate a questi aspetti, come contributo tematico alla elaborazione più ampia di una piattaforma di
proposte comuni alle realtà promotrici. La lista proposta non è ovviamente esaustiva e, in questo contesto, non pretende di far parte di un’analisi completa e defnitiva. Si è in realtà operata una scelta sulla base delle
questioni che paiono più importanti ed emergenti, e che necessiterebbero quindi un’azione più decisa e immediata da parte della società civile e delle istituzioni. Nel redigere questa lista di proposte e di possibili azioni ad esse legate si è anche partiti dalla situazione attuale in termini di risorse e competenze all’interno delle reti pacifste e disarmiste italiane.
• Controllo della spesa militare italiana e degli acquisti di armi (in particolare caccia F-35) – Grazie alla campagna contro la partecipazione al programma Joint Strike Fighter (relativo a cacciabombardieri d’attacco di produzione statunitense) negli ultimi anni è cresciuta molto nell’opinione pubblica italiana la consapevolezza della problematicità di tali investimenti pubblici. La spesa militare italiana è sbilanciata anche da un punto di vista dello strumento militare e compito della nostre realtà sarà dunque quello di intervenire anche nel dibattito in corso sulla modifca ed implementazione del Modello di Difesa per il nostro Paese. Il collegamento con le campagne sociali, per esplicitare alternative utili e sensate di impiego dei fondi per gli armamenti, è fondamentale in questa linea di azione.
• Export militare italiano e 185/90 – l’attuale legge sulle vendite estere di prodotti militari prevede che entro il 31 marzo di ogni anno debba essere pubblicata la Relazione Governativa che fornisce a Parlamento ed opinione pubblica tutti i dati a riguardo di questo commercio. Le ultime variazioni
regolamentari portano oggi tale elaborazione principalmente sotto la responsabilità del Ministero degli Esteri. Negli ultimi anni la trasparenza relativa all’export militare italiano si è però notevolmente
deteriorata e da tempo le nostre realtà sottolineano problematiche e criticità rispetto ai contenuti della Relazione. Deve essere messa in campo una grande attenzione per non trovarci di fronte ad a continui testi defcitari e con gravi mancanze. Senza un chiaro controllo (tecnico e politico) di queste dinamiche è diffcile provare a mettere in campo alternative di gestione dei confitti che includano in maniera positiva il nostro Paese. E’ per questi motivi assolutamente necessario che il
Parlamento esamini, nelle competenti Commissioni di Camera e Senato, le recenti Relazioni sulle esportazioni di sistemi militari italiani per valutare attentamente le autorizzazioni rilasciate dagli ultimi governi e il grado di trasparenza della Relazioni governativa in confronto anche con le
associazioni impegnate da anni nel controllo del commercio degli armamenti.
• Trattato internazionale sugli Armamenti – Nel corso del 2014 anche l’Italia ha depositato all’ONU lo Strumento di Ratifca di tale Trattato, concretizzando il percorso che ha visto positivamente un voto unanime a riguardo nel nostro Parlamento. Le nostre realtà devono mettere in campo
un’azione di pressione, anche in accordo e contatto diretto con la mobilitazione internazionale Control Arms, per valorizzare al meglio questo passaggio e mostrare il possibile positivo ruolo dell’Italia nelle successive fasi di universalizzazione e implementazione del Trattato. Anche in questocaso si tratta di fornire strumenti di controllo e di discernimento sul commercio di armi che, se lasciato come ora in balia di dinamiche prettamente economiche e di interesse politico di breve
termine, diventa elemento esplosivo in tutte le dinamiche di confitto. Non basta quindi un testo internazionale vincolante (mancano 5 Paesi all’entrata in vigore) ma servono forti regole e strumenti di implementazione.
• Disarmo Nucleare – Si tratta di un tema per anni rimasto sullo sfondo delle azioni disarmiste ma che nel 2014 vedrà un nuovo ed importante appuntamento internazionale con la Conferenza convocata a Vienna entro la fne dell’anno per proseguire il percorso di “Iniziativa Umanitaria” per la
messa al bando degli ordigni nucleari. Si tratta di un percorso stimolato da numerose realtà internazionali della società civile (oggi riunite nella campagna internazionale ICAN di cui alcuni nostri organismi fanno parte) raccolto da un grande numero di Stati preoccupati dall’impatto che
anche un piccolo confitto nucleare potrebbe avere per tutto il mondo.
• Azione sulle Private Military and Security Companies – Tra le varie campagne che stiamo conducendo in accordo con diverse realtà internazionali c’è anche quella per una regolamentazione delle Compagnie militari e di sicurezza private. Una discussione in tal senso é già attiva dal 2010 all’interno del consiglio per la tutela dei diritti umani presso gli Uffci ONU a Ginevra. Si tratta di un’azione di pressione politica (nazionale ed internazionale) che non va dimenticata perché i confitti del futuro saranno sempre più “agiti” dagli Stati tramite realtà terze e su cui il controllo democratico sarebbe ancora più diffcile. Alcune nostre realtà hanno già elaborato proposte di legge e di convenzioni internazionali inviate all’attenzione dei “Parlamentari per la Pace”.
• Campagna internazionale Stop Killer Robots – Si tratta di una campagna internazionale nata lo scorso anno e che ha già ricevuto dei primi risultati in ambito internazionale alla CWC di Ginevra. La società civile si è data questo obiettivo anche per provare, per una volta, a mettere al bando un
sistema d’arma inumano e problematico prima che esso venga sviluppato. Già attualmente l’uso di droni è da considerarsi altamente negativo, in particolare considerando che alcune porzioni del territorio italiano stanno diventando uno snodo per questi sistemi d’arma, ma pensare a macchine
in grado di decidere autonomamente se potere o meno uccidere una persona è ancora più straniante.
• Azione contro il MUOS – Il Mobile User Objective System è un sistema di comunicazione militare che potrà coprire tutto il mondo a supporto del dispiegamento di truppe Usa e che vede uno dei principali punti di snodo negli impianti di Niscemi in Sicilia. L’azione delle realtà territoriali che si
sono occupate della campagna in questione hanno già mostrato la pericolosità (in termini anche di minacce future) di tale installazione oltre che la sua valenza strategica per quanto riguarda le strutture di guerra a livello mondiale. E’ necessario supportare ed intensifcare le azioni contro il
MUOS, per le numerose valenze che questa linea di mobilitazione porta con sé.
• Fondo 58/01 per le azioni umanitarie contro le mine e le cluster bombs – Il fondo creato su spinta della società civile nel 2001 è uno strumento prezioso che opera nelle linee guida delle Convenzioni di riferimento per dare continuità di impegno alle azioni umanitarie e di universalizzazione dei Trattati stessi. In relazione con le attività correlate alle Convezioni Mine e Cluster sarebbe certamente auspicabile che il disegno di legge sul cosiddetto “disinvestment” volto a stabilire il divieto di fnanziamento delle imprese che svolgono attività di produzione, commercio, trasporto e deposito di mine anti-persona, munizioni e sub-munizioni a grappolo riprendesse il suo iter parlamentare con un nuovo e convinto vigore dopo il blocco al proprio iter nella precedente Legislatura a causa dello scioglimento delle Camere.
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