L’UDI di Napoli si aggiunge alle tanti associazioni che riconoscono lo stato di Palestina

Home / campagne / riconoscimento Palestina / L’UDI di Napoli si aggiunge alle tanti associazioni che riconoscono lo stato di Palestina

La campagna di pressione per il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte del governo e del parlamento italiano si sta esprimendo in tante forme, a testimonianza della volontà di pace e giustizia della società italiana. Dalla richiesta delle reti pacifiste italiane (retedellapace, reteitalianadisarmo, sbilanciamoci!) alle raccolte di firme individuali promosse da libera rete e altri soggetti, dagli ordini del giorno votati dai consigli comunali come quello di Napoli all’iniziativa parlamentare dell’intergruppo pace, alla richiesta di Cgil-Cisl-Uil rivolta al nostro governo,  per arrivare all’iniziative di quelle associazioni che hanno dichiarato formalmente tramite i propri organi dirigenti di riconoscere lo Stato di Palestina inviando queste dichiarazioni per conoscenza a governo e parlamento perchè facciano altrettanto.

Si tratta di un gesto simbolico che testimonia la determinazione di tante espressioni del popolo italiano a far sentire la propria voce, a farla giungere in Europa, come in Israele e Palestina, a rafforzare quella del proprio parlamento e governo o a marcarne la distanza coi sentimenti di molta parte di quel popolo che dovrebbe rappresentare.

Qui di seguito la dichiarazione dell’UDI di Napoli. In allegato il testo tipo di dichiarazione usata dalle associazioni Dichiarazione_Riconoscimento_Stato_Palestina-2 e nel sito (campagne-iniziative/riconoscimento stato di Palestina) l’elenco delle associazioni che ci hanno inviato la loro dichiarazione

Udi di Napoli:

Napoli, 10 Novembre 2014​

Noi riconosciamo lo Stato di Palestina !!

 

Noi dell’UDI di Napoli riconosciamo lo Stato di Palestina, è ora che anche il Governo e il Parlamento Italiano lo facciano, come altri 134 paesi nel mondo, e in Europa. Ci attendiamo un atto con il quale il governo si identifichi col sentire delle donne e degli uomini nel Paese.

Il movimento femminista aspira alla pace vera, una dimensione sconosciuta all’umanità, un’utopia che per concretizzarsi ha bisogno di fatti. Noi femministe questi atti li abbiamo spinti e compiuti con gli uomini di buona volontà con i quali abbiamo modo di percorrere tratti di strada.

Decine di Consigli comunali, l’ANCI, molte Regioni hanno rappresentato l’esigenza del riconoscimento dello stato Palestinese, accogliendo il forte sentimento comune dei cittadini.

L’ha fatto il Comune di Napoli, in continuità della storia segnata dal pensiero della pace come pratica del riconoscimento tra i popoli.

Le associazioni femministe, e le donne di Napoli, col patrocinio del Comune, hanno ricordato Hagar Roublev nell’anniversario della sua morte, il 21 Agosto del 2000. Commemorando la cofondatrice delle Donne in Nero abbiamo voluto dichiarare l’appartenenza alla nazione delle donne che lavora per la pace e il “riconoscimento dell’altra”, della signoria sulla terra esercitata da chi la cura, la coltiva e la ama.

Le donne di Palestina sono espropriate, strappate alla cura del futuro e al governo della terra: vogliono il diritto di rappresentare la loro Nazione, quella che hanno costruito e voluto.

L’Italia nell’Assemblea delle Nazioni Unite ha votato a favore della risoluzione per l’ammissione della Palestina quale stato membro osservatore, ora accumula un ritardo non facilmente comprensibile nel ratificare l’esistenza di uno Stato che tutti vediamo e che gli Italiani amano.

Non solo da parte dei cittadini Italiani, anche nel mondo c’è attesa per una decisione più volte e da anni sollecitata in Parlamento. In una lettera pubblicata dal quotidiano Haaretz, 363 intellettuali e personalità israeliane, tra cui Yael Dayan, figlia di Moshe, hanno lanciato appello al nostro Governo per il riconoscimento dello Stato Palestinese.

E’ dal 1980 che l’Unione Europea afferma che la soluzione a questo cruciale conflitto sia arrivare a “due popoli e due stati”.

Noi non crediamo che le dichiarazioni o i riconoscimenti possano porre fine alla logica del più forte, così come le regole democratiche non arginano negli stati la violenza degli uomini sulle donne. Crediamo però che se sono date regole, queste vadano rispettate, e che debbano rispettarle gli Stati che chiedono ai loro cittadini di accettarle. Alle cittadine è sempre spettato il compito di cambiarle con la forza della dignità e del pensiero pacifico della convivenza avanzata. Disarmare la guerra è compito delle donne, anche in Palestina e in Israele, a partire dal pensiero forte di Hagar Roublev. Il primo passo è restituire la dignità dell’abitare un territorio su cui decidete e governare, da cui trattare con gli altri Stati.

                                                                       UDI di Napoli

Leave a Comment