Assemblea rete della pace – Perugia 21.02.15. Documento approvato

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La Rete della Pace, nella sua seconda assemblea nazionale, tenutasi venerdì 20 e sabato 21 a Perugia, a seguito di una profonda e partecipata discussione, di fronte ai sempre preoccupanti scenari che si sono aperti, scenari inediti che ci obbligano a dare risposte nuove ed efficaci e nel contempo a rilanciare le proposte di cambio di passo delle politiche estere dei governi, ha deciso di mobilitare il proprio tessuto associativo, proponendo e realizzando nei prossimi mesi seminari regionali e momenti di approfondimento e confronto, iniziative politiche per una maggiore informazione e comprensione delle grandi e gravi sfide che ci aspettano. La Rete della pace si impegna inoltre a portare in tutte le sedi politiche ed istituzionali l’insieme delle sue proposte, a sostenerle con una campagna politica che dia risposte alle ansie e alle preoccupazioni della gente. A questo fine la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare per la difesa civile non armata e nonviolenta sarà un momento fondamentale per portare nelle piazze italiane la concretezza delle nostre proposte, perché la pace è possibile.

Perugia, 21 febbraio 2015

ASSEMBLEA NAZIONALE RETE DELLA PACE 21-22 febbraio 2015
La Rete della pace, nella sua seconda assemblea nazionale, tenutasi venerdì 20 e sabato 21 a Perugia, ha discusso dei sempre più preoccupanti scenari che si sono aperti, scenari inediti che ci obbligano a dare risposte nuove ed efficaci. La domanda vera ed esplosiva è: Come si ferma l’Isis? La risposta più diffusa e più semplice è: “con le armi”. Ma quasi mai la risposta più semplice è quella più giusta. Cosa di più semplice che organizzare un’alleanza di volenterosi, magari sotto l’egida dell’Onu, per sconfiggere sul campo l’Isis? Ma qual è il campo dell’Isis? Il problema è l’Isis ma non è solo l’Isis.
Per noi la pace non è un sogno, è la risposta più realistica e più efficace alla soluzione dei tanti troppi conflitti che stanno sconvolgendo il mondo, tanto che anche papa Francesco ha riconosciuto che viviamo già nella terza guerra mondiale a pezzi.  Una terza guerra mondiale che ha ragioni storiche nello sviluppo diseguale e di rapina, a danno delle popolazioni oggi investite dalle guerre, e nella mancata soluzione del dramma israelo-palestinese, e ragioni attuali nelle trasformazioni economico ambientali provocate dall’avvio della fine dell’era del petrolio e dagli effetti dei cambiamenti climatici. Sono saltati gli equilibri storici, e nello tsunami in atto si inseriscono nuovi potentati, che fanno della crudeltà, della violenza contro le donne e le minoranze, rivestite da argomentazioni che nulla hanno a che fare con la religione, lo strumento di proselitismo e dominio. Bisogna fermare gli aggressori e subito, prima ancora, avviare iniziative concrete che aggrediscano alla radice la ricorrente esplosione di conflitti.
Non c’è nessuno scontro di civiltà, c’è piuttosto una mancanza della politica e quando la politica agisce segue schemi vecchi e sbagliati. Cambiare si può se si vuole.
L’Europa deve garantire canali di accesso ai migranti, per tagliare alla radice non solo l’inaccettabile prezzo delle tragedie nel mediterraneo, ma anche una delle fonti principali di finanziamento delle bande armate, che usano poi il fanatismo religioso per ergersi a paladini della rivincita delle popolazioni oppresse dalle economie occidentali e dai regimi locali.
Bisogna bloccare il traffico d’armi e istituire un’autorità internazionale, ma intanto l’Europa faccia il suo dovere, che sul modello della dia italiana, sia dedicata a perseguire le illegalità.
Che l’Europa riconosca lo stato palestinese per fare concreto passo avanti nella soluzione del dramma israelo- palestinese.
Che l’Europa riconosca l’urgenza, e agisca di conseguenza, di intervenire sia con accordi internazionali vincolanti, sia con interventi diretti, per costruire un nuovo equilibrio sociale ed ambientale nelle aree fino ad oggi sfruttate ed oggi colpite gravemente dai cambiamenti climatici, a cominciare dal prossimo appuntamento della COP21 a Parigi.
Se la politica riprende la parola allora ha senso che l’ONU intervenga sul campo per fermare l’Isis e le altre aggressioni in corso.
In Italia, inoltre, l’evento Expo deve essere l’occasione per mettere sotto i riflettori mondiali la soluzione del problema della fame, per questo chiediamo al ministro Martina che la Carta di Milano, in via di elaborazione sia chiara ed esaustiva su come si affronta il tema della sicurezza alimentare nelle sue diverse forme.
Chiediamo infine che l’alto rappresentante della politica estera europea prenda l’iniziativa sulla guerra in Ucraina e esponga l’Europa per le responsabilità enormi che le competono.
Nei prossimi mesi la Rede della pace organizzerà seminari e momenti di approfondimento e confronto per fare passi avanti nella comprensione delle grandi e  gravi sfide che ci aspettano. La Rete della pace si impegna inoltre a portare in tutte le sedi politiche ed istituzionali queste proposte, a sostenerle con una campagna politica che dia risposte alle ansie e alle preoccupazioni della gente.
A questo fine la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare per la difesa civile non armata e non violenta sarà un momento fondamentale per portare nelle piazze italiane la concretezza delle nostre proposte, perchè la pace è possibile.
Perugia 21 febbraio 2015