assemblea 2016: strategie

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3^ Assemblea Nazionale RdP

Quali strategie per una politica di pace nell’attuale contesto di crisi

  • Iniziativa politica

 – le iniziative di mobilitazione realizzate (21giugno, 29novembre,..) hanno confermato la difficoltà generale di mobilitazione delle organizzazioni della società civile;

– proseguire con la seconda fase della campagna di Difesa Civile che ha costituito un risultato importante; organizzare con le altre Reti gli “stati generali della difesa civile”;

– terreno comune per costruire una nostra strategia è la questione del Mediterraneo, dove troviamo le guerre, le migrazioni, la militarizzazione, le alterazioni climatiche;

– emergenze e terrorismo stanno dettando l’agenda con una militarizzazione del territorio: come impatta questo fenomeno sulle comunità locali?

– iniziare a pensare a costruire le condizioni per l’organizzazione di una seconda “Arena di pace e disarmo”, che potrebbe realizzarsi nel 2018, centesimo anniversario dalla fine della Grande Guerra.

  • Alleanze

  – il percorso di convergenza con le altre reti (ReteItalianaDisarmo, CNESC, ForumServizioCivile,TavoloInterventiCivilidiPace, Sbilanciamoci) è proseguito e senza alcun dubbio si è rafforzato; lastrada di convergenza è quella giusta;

– rafforzare le sinergie con le reti nazionali e internazionali che trattano di migrazioni (frontiere, antirazzismo e xenofobia, diritti dei migranti e dei rifugiati, …) e crisi ambientali (giustizia climatica, sovranità alimentare, ambiente e territorio, …), poiché intimamente connesse con le tematiche della pace;

– irrobustire gli spazi politici di contaminazione (Cantiere di pace è una pista da continuare a percorrere come spazio politico, Sabir una iniziativa da sostenere anche come RdP, …);

– insistere nel percorso di convergenza con chi si occupa di Interventi Civili di Pace e rafforzare il percorso, anche a livello europeo, verso la costituzione dei Corpi Civili di Pace.

  • Radicamento territoriale

 – proviamo a lavorare inizialmente anche su 2-3 nuclei regionali che ci servano da traino per una vera ramificazione e presenza territoriale;

– recuperare le proposte che arrivano e originano dai e nei territori, piuttosto che calare proposte e strategie dal livello nazionale;

– l’unità e la sinergia tra le varie articolazioni locali delle associazioni che si sono riunite nella Rete della Pace, la si ottiene lavorando insieme su campagne e iniziative comuni, non costituendo strutture e forme organizzative

  • Comunicazione

 – necessità di elaborazione di una piattaforma di comunicazione digitale;

– ora abbiamo una mailing list (che funziona bene come comunicazione interna), un sito (che viene utilizzato poco), una pagina fb (che non viene aggiornata e quindi è inutilizzata);

– dobbiamo provare a essere un collettore di informazioni e notizie sia sul sito che con gli strumenti social (anche “utilizzando” chi nelle altre Reti fa già bene questo lavoro);

– individuazione di 2 – 3 uffici stampa delle organizzazioni aderenti che lavorino alternativamente o in coordinamento tra loro; essere più presenti con comunicati stampa di RdP

– individuare alcuni “portavoce” per competenze e settori di azione, che si ritaglino spazi e rapporti con giornalisti della carta stampata, della radio, della televisione.

  • Autoformazione

 – è uno dei punti chiave del nostro rilancio: formazione intesa come riflessione, aggiornamento e necessità di avere un linguaggio adeguato ai cambiamenti della nostra società; necessità di organizzare dei forum finalizzati alla conoscenza globale e a destrutturare il linguaggio tradizionale del movimento per la pace per ricostruirlo alla luce dei cambiamenti storici, politici e sociali della nostra epoca, per uscire da una certa auto-referenzialità e riuscire a comunicare con una platea più estesa;

– organizzare almeno un seminario formativo interno all’anno, di un paio di giorni, che ci aiuti nell’elaborazione ma anche nella conoscenza reciproca.