Camp Darby storia, a cura di Manlio Dinucci

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CAMPAGNA TERRITORIALE DI RESISTENZA

ALLA GUERRA / AREA PISA-LIVORNO

 La base Usa di Camp Darby

Documentazione a cura di Manlio Dinucci

 UN IMMENSO ARSENALE PER LE GUERRE USA/NATO

Camp Darby fa parte del sistema delle basi Usa in Italia, le cui dimensioni sono descritte nel rapporto ufficiale del Pentagono Base Structure Report 2015: le Forze armate statunitensi posseggono nel nostro paese 1537 edifici, con una superficie di oltre 1 milione di metri quadri, e hanno in affitto o concessione altri 796 edifici, con una superficie di quasi 900 mila m2. Si tratta, in totale, di oltre 2300 edifici con una superficie di circa 2 milioni di metri quadri.

La base logistica di Camp Darby – inaugurata nel 1952, dopo che il governo De Gasperi aveva stipulato con quello statunitense un accordo segreto cedendogli una vasta area della pineta di Tombolo – costituisce il maggiore arsenale che rifornisce le forze terrestri e aeree statunitensi in Europa, Medioriente e Africa.

Nei suoi 125 bunker sono stoccati proiettili di artiglieria, bombe per aerei e missili in un numero che può essere stimato in oltre 1,5 milioni.

Non si può escludere che, tra le armi aeree stoccate a Camp Darby, vi siano state e possano esservi bombe nucleari.

Insieme alle munizioni per artiglieria sono stoccati nella base carrarmati M1, Bradleys, Humvees e altri veicoli militari in un numero stimato in oltre 2500, insieme a oltre 11000 materiali militari di vario tipo.

 Camp Darby è l’unico sito dell’Esercito Usa in cui i carrarmati e altri veicoli da combattimento sono preposizionati insieme alle munizioni. Nella base vi è l’intero equipaggiamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata, che può essere rapidamente inviato in zona di operazioni attraverso il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa.

 Sono inoltre stoccate nella base centinaia di griglie (pannelli d’acciaio perforati) che, trasportate nel teatro di operazioni, possono essere assemblate creando rapidamente piste per il decollo e l’atterraggio di cacciabombardieri.

 Camp Darby ha fornito la maggior parte delle armi (mezzi corazzati, proiettili d’artiglieria, bombe e missili per aerei) usate nelle due guerre a guida Usa contro l’Iraq, nel 1991 e 2003; ha fornito gran parte delle bombe e missili per aerei usati nella guerra Usa/Nato contro la Jugoslavia nel 1999 e in quella contro la Libia nel 2011.

 LE OPERAZIONI SEGRETE DELLA BASE

La funzione della base non è solo quella di rifornire di armi le forze statunitensi. Dalle inchieste dei giudici Casson e Mastelloni emerge che Camp Darby ha svolto sin dagli anni Sessanta la funzione di base della rete golpista costituita dalla Cia e dal Sifar nel quadro del piano segreto «Gladio».

Camp Darby è una delle basi Usa/Nato che – scrive Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione – hanno fornito gli esplosivi per le stragi, da Piazza Fontana a Capaci e Via d’Amelio. Basi in cui «si riunivano terroristi neri, ufficiali della Nato, mafiosi, uomini politici italiani e massoni, alla vigilia di attentati».

Camp Darby ha a che vedere anche con la tragedia del traghetto Moby Prince, entrato in collisione la sera del 10 aprile 1991, nella rada del porto di Livorno, con la petroliera Agip Abruzzo. Muoiono in 140, dopo aver atteso per ore invano i soccorsi. Quella sera nella rada di Livorno c’è un intenso traffico di navi militari e militarizzate degli Stati uniti impegnate nel trasbordo di armi Usa, parte delle quali viene segretamente inviata in Somalia, Croazia e altre zone, non esclusi depositi di Gladio in Italia. Quando avviene la collisione, chi dirige l’operazione – sicuramente il comando Usa di Camp Darby – cerca subito di cancellare qualsiasi prova (video https://www.pandoratv.it/?p=7261).

 CATASTROFE SFIORATA NEL 2000

Nell’agosto 2000 a Camp Darby si rasenta la catastrofe. La prova viene fornita da una rivista ufficiale dell’Aeronautica statunitense, Air Force Civil Engineer. Nell’edizione della primavera 2001, il capitano Todd Graves fornisce un dettagliato resoconto (dal titolo Moving Munitions) di quanto avvenuto a Camp Darby.

A causa del cedimento dei soffitti di otto depositi di munizioni, si crea una situazione di emergenza: in dodici giorni, nell’agosto 2000, si devono rimuovere con robot telecomandati, data la pericolosità dell’operazione, oltre 100 mila munizioni, con un peso netto esplosivo di oltre 240 quintali. Senza che le autorità civili siano allertate. Essendo quella limitofa alla base una zona di villeggiatura, vi è in agosto una popolazione doppia o tripla. Ignara del pericolo, essa viene esposta al rischio di catastrofe in caso di esplosione accidentale delle munizioni rimosse. Quando invece, per rimuovere una vecchia bomba della Seconda guerra mondiale trovata in qualche campo, si evacua la popolazione da tutta la zona circostante.

IL “DIMEZZAMENTO” DELLA BASE

Nel 2015 è stato annunciato che la base di Camp Darby sarebbe stata «dimezzata» e che la parte lasciata libera sarebbe stata restituita all’Italia. È stata di conseguenza diffusa la falsa notizia che la base stesse perdendo di importanza o fosse perfino destinata alla chiusura.

 L’annunciata riduzione dell’area della base non significa che la sua capacità verrebbe ridotta. Il collegamento via acqua col porto di Livorno è stato potenziato dai lavori effettuati dagli enti locali sul Canale dei navicelli, allo scopo dichiarato di dare impulso ai cantieri che fabbricano yacht (in realtà in crisi e in attesa di qualche compratore straniero). Inoltre, nel limitrofo interporto di Guasticce, sullo Scolmatore dove sono stati effettuati lavori per accrescerne la navigabilità, si può creare un indotto per lo stoccaggio di materiali logistici di Camp Darby. In tal modo si può liberare, nella base, spazio da destinare agli armamenti.

 Per di più, l’area che il comando Usa dovrebbe «restituire all’Italia» andrebbe al Ministero della difesa, che la destinerebbe a funzioni di supporto di Camp Darby e alla proiezione di forze: l’aeroporto militare di Pisa è stato trasformato in Hub aereo nazionale da cui transitano gli uomini e i materiali destinati ai vari teatri bellici, e sempre a Pisa è stato costituito il Comando delle forze speciali dell’esercito.

 Il vero scopo dei lavori effettuati sul Canale dei navicelli emerge da uno studio della Provincia di Livorno: «Il Canale dei navicelli riveste una notevole importanza strategica militare, per il fatto di attraversare la base militare di Camp Darby, costituendo una componente determinante per i traffici della base».

Allo stesso tempo è stata allargata e migliorata la darsena interna alla base, permettendo il transito e l’inversione a U di due imbarcazioni alla volta per il trasporto di armi dal porto di Livorno a Camp Darby e viceversa.

CAMP DARBY NEL «GRANDE NASTRO TRASPORTATORE OCEANICO» DI ARMI

Dal marzo 2017 è iniziato un collegamento regolare tra Livorno e i porti di Aqaba in Giordania, Gedda in Arabia Saudita e altri scali mediorientali, effettuato mensilmente dalla nave «Liberty Passion» e dalle sue consorelle «Liberty Pride» (Orgoglio di Libertà) e «Liberty Promise» (Promessa di Libertà). Sono modernissime, enormi navi statunitensi di tipo Ro/Ro (progettate per trasportare veicoli e carichi su ruote): lunghe 200 metri, dotate ciascuna di 12 ponti con una superficie totale di oltre 50000 m2, sufficienti al trasporto di un carico equivalente a 6500 automobili. Nel suo viaggio inaugurale – riportano documentate fonti (AsiaNews e altre) – la «Liberty Passion» ha trasportato 250 veicoli militari e alti materiali di Camp Darby dal porto di Livorno a quello giordano di Aqaba dove, attraversato il Canale di Suez, è arrivata il 7 aprile.

Queste navi appartenenti alla compagnia statunitense «Liberty Global Logistics» – spiega un comunicato dell’Amministrazione marittima Usa (4 marzo 2017) – fanno parte del «Programma di sicurezza marittima» che, attraverso una partnership tra pubblico e privato, «fornisce al Dipartimento della Difesa una potente, mobile flotta di proprietà privata, con bandiera ed equipaggio statunitensi». Queste e altre navi (circa 60 sono a disposizione del «Programma di sicurezza marittima») hanno ciascuna «la capacità di trasportare centinaia di veicoli da combattimento, tra cui carrarmati, elicotteri ed equipaggiamenti per le unità militari». Le armi di Camp Darby, che vengono trasportate mensilmente da Livorno in Medioriente, vengono usate dalle forze statunitesi e alleate nelle guerre in Siria, Iraq e Yemen.

Camp Darby entra così a far parte di un «grande nastro trasportatore oceanico» di armi, che collega i porti statunitensi a quelli mediterranei, mediorientali e asiatici, come mostra questa carta delle rotte seguite dalle navi della «Liberty Global Logistics»

 IL PROGETTO DELLA NUOVA FERROVIA PER POTENZIARE IL COLLEGAMENTO TRA CAMP DARBY, IL PORTO DI LIVORNO E L’AEROPORTO DI PISA.

In seguito all’accresciuto transito di armi da Camp Darby, non basta più il collegamento via canale e via strada della base col porto di Livorno.

 È stato quindi deciso di realizzare una nuova linea  ferroviaria che, dalla Stazione di Tombolo, porterà ad un grande terminal all’interno di Camp Darby. La nuova linea, integrata da un ponte girevole sul Canale dei navicelli, permetterebbe il transito di due treni al giorno. Verrebbe in tal modo potenziato anche il collegamento tra la base e l’hub aeroportuale di Pisa.

 Il costo della nuova ferrovia, previsto in 45 milioni di dollari, sarà probabilmente a carico non solo degli Stati Uniti, ma della Nato e quindi anche dell’Italia.

 La realizzazione di questa nuova infrastruttura comporta un forte impatto ambientale: circa 1000 alberi abbattuti e lo sconvolgimento di un vasto ecosistema all’interno del Parco di San Rossore.

 Il territorio di Pisa e Livorno verrebbe ulteriortmente militarizzato. Crescerebbero allo stesso tempo i rischi per i suoi abitanti, dovuti al transito di treni carichi di armi ed esplosivi in zone densamente popolate e nel porto di Livorno, nel quale possono attraccare navi a propulsione nucleare e anche con armi nucleari a bordo.

 ALLEGATI

 REGIONE TOSCANA: RICONVERSIONE CAMP DARBY A USI CIVILI (2005)

http://www.provincia.pisa.it/it/provincia/4711/Camp-Darby-maturi-i-tempi-per-affrontare-il-tema-di-una-sua-riconversione-ad-usi-civili.html

 MOZIONE CONSIGLIO COMUNALE DI PISA (2007)

http://www.terrelibere.org/2772-consiglio-comunale-di-pisa-chiede-smantellamento-di-camp-darby/

 MOZIONI PISA, LIVORNO E FIRENZE (2007)

http://www.nuovomunicipio.net/documenti/bestpractices/firenze/campdarby.pdf

 DICHIARAZIONE SINDACO FILIPPESCHI (2009)

http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/2009/11/10/258891-camp_darby_alleato_canale.shtml

RISPOSTA REGIONE TOSCANA (maggio 2017(

File pdf inviato a parte

 Comunicato stampa Sì Toscana a Sinistra – 14 giugno’17

Scontro su Camp Darby. Fattori (Sì): “Rossi e il PD indossano l’elmetto. Semaforo verde al potenziamento della base statunitense e macigno sulla strada della riconversione ad usi civili dopo la bocciatura della mozione di Sì Toscana a Sinistra”.

 Doccia fredda per il mondo della pace e del disarmo. In Consiglio regionale prima è arrivata la risposta all’interrogazione di Sì Toscana a Sinistra, in cui la Giunta ha ammesso di essere a conoscenza del progetto da oltre un anno, di aver taciuto e di aver anzi dato parere favorevole; poi PD e MDP hanno votato contro la mozione di Sì in cui si chiedeva alla Giunta di adoperarsi per fermare il progetto di potenziamento infrastrutturale finalizzato ad aumentare il numero e la frequenza dei carichi di armi in arrivo e in uscita da Camp Darby, lavorando per l’obiettivo della conversione ad usi civili della base militare straniera.

 “Oggi abbiamo visto il presidente Rossi e il PD indossare l’elmetto” commenta Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra. “La giunta ha ammesso di sapere da oltre un anno del progetto, e questo silenzio significa corresponsabilità. Sempre la scorsa estate, senza informare il consiglio e la cittadinanza, i rappresentanti della Regione hanno dato ‘parere sostanzialmente positivo’ alla realizzazione dell’opera. Come ultima tappa, oggi in aula PD e MDP hanno votato contro la nostra richiesta di conversione ad usi civili della base, coerentemente con la loro scelta di dare il semaforo verde al potenziamento delle infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio di armi sul nostro territorio. La Toscana sceglie così, consapevolmente, di stare a fianco di Trump e di mettere il proprio territorio a disposizione di futuri scenari di guerra”.

In aula ci è stato risposto che questo è un progetto meramente logistico, ma un simile potenziamento infrastrutturale non serve per il trasporto di frutta e verdura, è invece funzionale al rafforzamento della base militare statunitense come polveriera del mediterraneo e principale sede di stoccaggio di armi di ogni genere. In altri termini, questo è un macigno sulla strada della conversione della base ad usi civili. Dopo un investimento del governo Usa da 45 milioni di euro, la prospettiva della conversione è più vicina o più lontana?”

E’ stato anche sostenuto che questo progetto servirebbe a dare più sicurezza al territorio. Ma qualcuno pensa davvero che il governo degli Stati Uniti investa una vagonata di denaro per benevolenza e tenero affetto nei confronti dei cittadini pisani e livornesi, avendo a cuore la loro sicurezza? Chi abbia reale interesse alla realizzazione dell’opera è evidente e non sono certo gli abitanti della Toscana né i mille alberi del parco di San Rossore che verranno buttati giù”.

 “Preoccupa che il PD accusi la nostra mozione di essere ideologica, evidentemente ritiene che i principi della Costituzione italiana e dello Statuto della Regione Toscana siano ideologici, dato che questi sono i soli principi richiamati nel nostro atto per chiedere di fermare il progetto e convertire la base ad usi civili. La nostra Toscana è una Toscana di pace, quella di PD e MDP evidentemente è una Toscana con l’elmetto”, conclude Tommaso Fattori.

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CAMPAGNA TERRITORIALE

DI RESISTENZA ALLA GUERRA

 Viviamo, nell’area Pisa-Livorno, in una delle zone più militarizzate d’Italia. Sul nostro territorio vi sono:

 Camp Darby,la base logistica dell’Esercito Usache rifornisce le forze terrestri e aeree statunitensi nell’area mediterranea, africana, mediorientale e oltre. Nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento e munizionamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi quantità di bombe e missili per aerei. Non si esclude che tra queste possano esservi anche bombe nucleari. Da qui sono partite le bombe usate nelle guerre Usa/Nato contro l’Iraq, la Jugoslavia e la Libia.

Il porto di Livorno,collegato a Camp Darby dal Canale dei Navicelli recentemente allargato per permettere il transito di maggiori carichi di armi. Esse vengono inviate in Medioriente – per le guerre in Siria, Iraq e Yemen – per mezzo di grandi navi statunitensi che fanno scalo ogni mese a Livorno. Quello di Livorno è porto nucleare, dove possono approdare unità militari a propulsione nucleare e anche recanti armi nucleari a bordo.

L’Hub aereo nazionale delle forze armate,nell’aeroporto militare di Pisa, da cui transitano gli uomimi e i mezzi per le missioni militari all’estero. Questo aeroporto, che prima aveva un ruolo tattico circoscritto al territorio nazionale, ha assunto un ruolo strategico, proiettato nei teatri operativi fuori dal territorio nazionale. Dall’Hub nazionale di Pisa transitano anche materiali militari della limitrofa base di Camp Darby.

Il Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose), il primo del suo genere in Italia, costituito alla caserma Gamerra di Pisa, sede del Centro addestramento paracadutismo. Attraverso l’Hub aereo nazionale, i commandos delle forze speciali e i loro armamenti vengono inviati nei vari teatri bellici per operazioni segrete, condotte con forze speciali Usa/Nato.

Queste e altre attività militari, che si svolgono sul nostro territorio,

  • violano il principio fondamentale della nostra Costituzione: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (Art. 11);

  • ci espongono al crescente pericolo di essere oggetto di ritorsioni da parte di chi è esposto ad attacchi con armi e forze provenienti dal nostro territorio;

  • contribuiscono all’aumento della spesa militare, che oggi supera in media i 70 milioni di euro al giorno, pagati con denaro pubblico, ed è destinata a crescere ulteriormente a scapito delle spese sociali per il lavoro, la sanità e la scuola.

 La lotta contro la guerra, che ci danneggia e minaccia sempre più, deve partire dalla lotta per la smilitarizzazione del nostro territorio. Per questo lanciamo la Campagna territoriale di resistenza alla guerra, invitando chiunque sia consapevole della sua necessità a farne parte attiva.

 Il Comitato promotore: (Nomi dei primi aderenti in ordine alfabetico)