No alla chiusura dei porti – Comunicati di Cgil e di Anpi-Arci-Legambiente Libera e rete della conoscenza

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Migranti: Cgil, mai tanta disumanità, ci mobiliteremo

Roma, 11 giugno – “Non possiamo tollerare questa situazione: i diritti umani universali, salvaguardati dal diritto internazionale e dal diritto marittimo, oltre che naturalmente dalla nostra Costituzione, sono calpestati sotto i colpi di una presa di posizione che deve indignarci tutti. La Cgil in queste ore, attraverso i lavoratori dei porti di tutta Italia e i lavoratori marittimi, sta facendo sentire la propria voce, affermando e ribadendo i principi fondamentali del diritto, che mette prima di tutto al centro la condizione delle persone”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra sul caso della nave Aquarius in seguito alla chiusura dei porti decisa dal ministro Salvini. “629 persone, uomini, donne e bambini, già probabilmente vittime di violenze durante il loro lungo viaggio nel continente africano e in Libia – prosegue Massafra – sono ora bloccate in mezzo al mare, con poca acqua e poco cibo. A questi – sottolinea – si aggiungono i profughi della nave Sea Watch 3 della ong tedesca, fermi al largo delle coste libiche”. Per il dirigente sindacale “su tutti loro si scarica il peso della politica razzista e xenofoba del nostro Paese, che mai fino ad oggi aveva mostrato un livello così alto di disumanità”. Massafra afferma inoltre che la Cgil “sostiene tutti quei sindaci delle città portuali italiane che in queste ore hanno dichiarato la propria disponibilità ad accogliere la nave Aquarius e prestare i necessari soccorsi”. E in conclusione annuncia che “saremo impegnati in una mobilitazione, anche sul piano europeo, per contrastare questa deriva razzista che sta caratterizzando sempre più marcatamente le politiche sull’immigrazione del nostro Paese e dell’intero continente”.
Ufficio Stampa CGIL Nazionale

 

Anpi – Arci – Leagambiente – Libera – Rete della conoscenza: Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”. A ribadirlo sono le associazioni Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza che lanciano un appello affinché vengano riaperti i porti italiani all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione.