Dall’incontro di Assisi – 22 giugno 2018

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Considerazioni sul tempo che stiamo vivendo Assisi, 22 giugno 2018

L’umanità è ad un bivio. Non viviamo una situazione ordinaria. Per la prima volta nella storia il mondo dispone delle istituzioni, richezze, conoscenze e tecnologie per assicurare a tutti pace, prosperità, benessere, un ambiente sano e democrazia. Eppure guerre, persecuzioni e violenze si susseguono senza sosta, sfollando 34.000 persone al giorno, e mettendo il futuro dell’intera generazione dei 2 miliardi di persone che hanno meno di 20 anni è a rischio.

Tale situazione è totalmente inedita e richiede un grande salto di qualità del lavoro di tutti gli attori di pace, unione fra tutti attorno a obiettivi comuni, e grande senso di responsabilità.
Viviamo da alcuni decenni le più grandi, più intense, più profonde e più rapide trasformazioni che nessuno ha mai vissuto prima e nessun governo ha mai dovuto gestire.
La popolazione è triplicata sin dalla fine della seconda guerra mondiale, facendosi che per la prima volta siamo diventati tutti e per sempre interdipendenti su scala mondiale se non altro per il fatto che dipendiamo tutti da risorse limitate che si esauriscono o si consumano più rapidamente di quanto si possono rinnovare.

I soli cambiamenti climatici sfolleranno nel corso del secolo 250 milioni di persone facendo sembrare piccoli gli attuali flussi migratori.
Questo richiede una gestione multilaterale di questioni essenziali per l’umanità, per assicurare che siano curati i bisogni di tutti, ed evitare crolli ecologici e sociali di immensa portata, cosi come scontri armati attorno a risorse essenziali.
Sono a rischio le istituzioni create per evitare la ripetizione degli orrori delle guerre, assicurare a tutti uno sviluppo equo e tutelare i diritti di tutti. L’ONU è in pericolo: interventi militari sono decisi pure da membri del Consiglio di Sicurezza senza consultarla; si riducono i contributi per il lavoro che svolge sul terreno; c’è chi si ritira dall’UNESCO, dal Consiglio Diritti Umani o dalla Corte Penale Internazionale, e malgrado l’urgenza climatica c’è chi si ritira dall’accordo di Parigi.

L’Europa nata come progetto di pace rischia di sfasciarsi sotto spinte nazionaliste, disaccordi su valori essenziali compreso il dovere di soccorrere chi è in pericolo di vita, e perchè sembra più propensa a promuovere la concorrenza fra tutti di quanto si impegna nella sicurezza umana. Occorre fermare questo attacco senza precedenti al multilateralismo e difendere l’ordine internazionale sancito a San Francisco con la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. L’ONU è il cantiere dove si elabora il diritto e la cultura universale dei diritti umani che sono la “bussola” per qualisasi politica a livello locale, nazionale e internazionale.

La via da percorrere è la via istituzionale e democratica alla pace “dal quartiere all’ONU”. Si riaccende la corsa agli armamenti e prende forme sempre più pericolose. Riarmo nucleare, miniaturizzazione delle armi nucleari, ricorso ai droni, ricerche sulle onde micidiali, corsa alle armi batteriologiche utilizzabili pure da gruppi suicidi, attacho cibernetici e altre forme di distruzioni. Si spendono 1700 milliardi di dollari all’anno per gli eserciti e non più di 140 miliardi per l’aiuto internazionale allo sviluppo.
Dobbiamo roversciare questa situazione. L’economia egemonica è centrata sul profitto e la speculazione lontano da preocupazioni per le persone e i loro bisogni. Considera il lavoro come un costo da minimizzare, non rispetta l’ambiente, impoversice i suoli, inquina l’aria e gli oceani, e ci rende vulnerabili a crisi finanziarie legate a speculazione senza fondamento umano. Ci mette in competizioni tutti contro gli altri a tutti i livelli, come individui, imprese e Stati, facendoci fare giungla invece che società.
Siamo qundi determinati a promuovere e fare crescere una economia della fraternità per dare uno zoccolo alla pace, dando una lavoro dignitoso a tutti e un ruolo sociale. I governi stanno restringendo sempre di più gli spazi della società civile.