Presentato il Rapporto MIL€X 2017

http://milex.org/2017/02/15/rapporto/

 Presentato il Rapporto MIL€X 2017

Mercoledì 15 febbraio, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, Francesco Vignarca ed Enrico Piovesana hanno presenteranno “MIL€X 2017” il primo rapporto annuale dell’Osservatorio sulle spese miliari italiane (PDF SCARICABILE). Molte, rispetto all’anticipazione e ai dati provvisori diffusi lo scorso novembre, le novità e le notizie esclusive contenute nella versione integrale e definitiva del rapporto. Ecco le principali.

I dati definitivi sulla spesa militare italiana 2017: 23,3 miliardi (1,4% del PIL), in aumento rispetto al 2016 e soprattutto rispetto all’anno 2006 (+21%)

Il boom della spesa in armamenti (+10% nel 2017, +85% rispetto al 2006), sempre più a carico del MISE e finanziata con mutui onerosissimi (tassi del 30-40%, 310 milioni di interessi nel 2017)

Aumenta la spesa per le missioni militari all’estero: 1,28 miliardi nel 2017 (+7 per cento dall’anno precedente)

Le discutibili giustificazioni dell’aumento delle spese militari: lotta al terrorismo, contrasto all’immigrazione e alla criminalità

I conflitti del futuro saranno informatici, ma la cyber-difesa italiana è appena agli albori e i pochi finanziamenti, secretati, sono per l’intelligence

I due “scivoli” (a carico dell’erario) previsti dal Libro Bianco per ammortizzare il taglio di personale: finta privatizzazione del supporto logistico e creazione di una forza di riserva

In vent’anni spesi 30 mld € per migliaia di corazzati (usati in pochissime unità e solo a scopo di marketing) a solo vantaggio dell’industria nazionale (vedi scelta Freccia su programma europeo Boxer)

Forza NEC, il mega-programma da 22 miliardi per la digitalizzazione dell’Esercito, un miliardo solo per la fase di sviluppo (conclusione: 2021)

Budget in aumento (14mld) e dettagli dei nuovi contratti F-35, l’aereo “a sovranità limitata” indigesto per gli industriali e sproporzionato per i militari: le alternative possibili finora “censurate”

I dettagli tecnico-economici e i retroscena politici del Programma Navale della Marina da 5,4 mld: retorica umanitaria e reticenze per nascondere una seconda portaerei altre sette fregate

Contributi e commenti di parlamentari di vari gruppi sulla normativa su controllo parlamentare procurement militare, limitazione potere della lobby militar-industriale, missioni all’estero, impatto ambientale, sanitario ed economico delle servitù militari

Di seguito l’indice del Rapporto con i link alle sezioni pubblicate su questo sito:

INTRODUZIONE: SPESE MILITARI E DEMOCRAZIA
– DEMOCRAZIA IN PERICOLO
– “IN TEMPI DI ISIS…”
– DARE I NUMERI

ANALISI DELLE SPESE MILITARI ITALIANE
– NOTAMETODOLOGICA
– LA SPESA MILITARE ITALIANA

PRINCIPALI PROGRAMMI DI PROCUREMENT
– IL CIMITERO DEI CARRI ARMATI
– AEREO A SOVRANITÁ LIMITATA
– ALL’ARREMBAGGIO

NORMATIVA SULLE SPESE MILITARI
– IL “LODO SCANU”
– UN “GAO” ITALIANO
– PORTE GIREVOLI
– CYBER DIFESA
– EVITARE SPESE INUTILI
– SCARSA INFORMAZIONE

Voci dall’Egitto n.11

 

Notizie sulla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali
numero 11 / febbraio 2017

Sommario dell’undicesimo numero

9 gennaio - Ahmed Maher in semi-libertà dopo il rilascio

10 gennaio
- Ancora nessuna decisione formale sulla legge contro le ONG

11 gennaio
- Altre tre condanne al congelamento dei beni

13 gennaio
- Il Governo crea una zona rossa anti-proteste

17 gennaio
- Condannati diciannove dimostranti

18 gennaio
- Arrestati otto leader dei Fratelli Musulmani

23 gennaio
- Anche Mohamed Adel deve scontare tre anni di semi-libertà

24 gennaio
- La televisione di stato trasmette il video di Giulio Regeni

25 gennaio
- Al-Sisi celebra la rivoluzione egiziana con un discorso in TV

26 gennaio -
Human Rights Watch critica la Lista dei Terroristi

27 gennaio
- Anche all’attivista Negad al-Borai viene fatto divieto di viaggiare

30 gennaio
- Al Sisi prepara per Trump la lista per l’estradizione degli egiziani all’estero

Voci dall’Egitt n.10

numero 10 / gennaio 2017

 

Sommario del decimo numero5 dicembre - La società civile chiede ad Al Sisi di non firmare la legge sulle Organizzazioni Non Governative

6 dicembre
- Il Parlamento riesamina la nuova legge sui media

7 dicembre
- L’Europol investigherà sul naufragio dei migranti di aprile

8 dicembre
- Arrestata Azza Soliman per la causa sui fondi stranieri alle ONG

9 dicembre
- Il Governo Egiziano emenda la Legge sulle Proteste

10 dicembre
- Giornalisti del quotidiano “Al-Masry Al-Youm” cominciano lo sciopero della fame

11 dicembre
- Poliziotti indagati dopo morte per tortura

14 dicembre
- Congelati i beni dell’avvocata attivista Azza Soliman

16 dicembre
- Rigettato l’appello per tre fotogiornalisti

1 gennaio giornata della pace – le parole di papa Francesco

Documenti della Nonviolenza in cammino

In preparazione della cinquantesima Giornata mondiale della pace, che si celebra il primo gennaio 2017, 
Papa Francesco ha redatto il messaggio “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”. Ci pare un testo 
particolarmente significativo, che va oltre l'ambito cattolico, importante per i suoi contenuti e per 
l'autorevolezza della fonte. Riteniamo perciò utile pubblicarlo, anche pensando alle parole profetiche di Aldo 
Capitini, che nel libro In cammino per la pace, del 1961, scrisse: Quando tra il popolo più umile, e tanto 
importante, dell’Italia si arrivasse a mettere il ritratto di Gandhi in chiesa tra i santi, avremmo quella riforma 
religiosa che l’Italia aspetta dal Millecento, da Gioacchino da Fiore.  Forse un passo in quella direzione è 
stato compiuto.

La nonviolenza: stile di una politica per la pace

1. All’inizio di questo nuovo anno porgo i miei sinceri auguri di pace ai popoli e alle nazioni del mondo, ai Capi di Stato e di Governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile. Auguro pace ad ogni uomo, donna, bambino e bambina e prego affinché l’immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa «dignità più profonda» e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.

Questo è il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace. Nel primo, il beato Papa Paolo VI si rivolse a tutti i popoli, non solo ai cattolici, con parole inequivocabili: «È finalmente emerso chiarissimo che la pace è l’unica e vera linea dell’umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile)». Metteva in guardia dal «pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l’equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali». Al contrario, citando la Pacem in terris del suo predecessore san Giovanni XXIII, esaltava «il senso e l’amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore». Colpisce l’attualità di queste parole, che oggi non sono meno importanti e pressanti di cinquant’anni fa.

In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Un mondo frantumato

2. Il secolo scorso è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi. Non è facile sapere se il mondo attualmente sia più o meno violento di quanto lo fosse ieri, né se i moderni mezzi di comunicazione e la mobilità che caratterizza la nostra epoca ci rendano più consapevoli della violenza o più assuefatti ad essa.

In ogni caso, questa violenza che si esercita “a pezzi”, in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente. A che scopo? La violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non è forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”?

La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti.

La Buona Notizia

3. Anche Gesù visse in tempi di violenza. Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). Ma il messaggio di Cristo, di fronte a questa realtà, offre la risposta radicalmente positiva: Egli predicò instancabilmente l’amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona e insegnò ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr. Mt 5,44) e a porgere l’altra guancia (cfr. Mt 5,39). Quando impedì a coloro che accusavano l’adultera di lapidarla (cfr. Gv 8,1-11) e quando, la notte prima di morire, disse a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cfr. Mt 26,52), Gesù tracciò la via della nonviolenza, che ha percorso fino alla fine, fino alla croce, mediante la quale ha realizzato la pace e distrutto l’inimicizia (cfr. Ef 2,14-16). Perciò, chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione, secondo l’esortazione di san Francesco d’Assisi: «La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori».

Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza. Essa – come ha affermato il mio predecessore Benedetto XVI – «è realistica, perché tiene conto che nel mondo c’è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo “di più” viene da Dio». Ed egli aggiungeva con grande forza: «La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità. L’amore del nemico costituisce il nucleo della “rivoluzione cristiana”». Giustamente il vangelo dell’amate i vostri nemici (cfr. Lc 6,27) viene considerato «la magna charta della nonviolenza cristiana»: esso non consiste «nell’arrendersi al male […] ma nel rispondere al male con il bene (cfr. Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia».

Più potente della violenza

4. La nonviolenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: «Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri […] E potremo superare tutto il male che c’è nel mondo». Perché la forza delle armi è ingannevole. «Mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita»; per questi operatori di pace, Madre Teresa è «un simbolo, un’icona dei nostri tempi». Nello scorso mese di settembre ho avuto la grande gioia di proclamarla Santa. Ho elogiato la sua disponibilità verso tutti attraverso «l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata è quella abbandonata e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi». In risposta, la sua missione – e in questo rappresenta migliaia, anzi milioni di persone – è andare incontro alle vittime con generosità e dedizione, toccando e fasciando ogni corpo ferito, guarendo ogni vita spezzata.

La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia.

Né possiamo dimenticare il decennio epocale conclusosi con la caduta dei regimi comunisti in Europa. Le comunità cristiane hanno dato il loro contributo con la preghiera insistente e l’azione coraggiosa. Speciale influenza hanno esercitato il ministero e il magistero di san Giovanni Paolo II. Riflettendo sugli avvenimenti del 1989 nell’Enciclica Centesimus annus (1991), il mio predecessore evidenziava che un cambiamento epocale nella vita dei popoli, delle nazioni e degli Stati si realizza «mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della giustizia». Questo percorso di transizione politica verso la pace è stato reso possibile in parte «dall’impegno non violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci per rendere testimonianza alla verità». E concludeva: «Che gli uomini imparino a lottare per la giustizia senza violenza, rinunciando alla lotta di classe nelle controversie interne ed alla guerra in quelle internazionali».

La Chiesa si è impegnata per l’attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura.

Questo impegno a favore delle vittime dell’ingiustizia e della violenza non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose, per le quali «la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita». Lo ribadisco con forza: «Nessuna religione è terrorista». La violenza è una profanazione del nome di Dio. Non stanchiamoci mai di ripeterlo: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!».

La radice domestica di una politica nonviolenta

5. Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia. È una componente di quella gioia dell’amore che ho presentato nello scorso marzo nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, a conclusione di due anni di riflessione da parte della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. La famiglia è l’indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell’altro, la misericordia e il perdono. Dall’interno della famiglia la gioia dell’amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società. D’altronde, un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero. In questo senso, rivolgo un appello in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica. Con uguale urgenza supplico che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini.

Il Giubileo della Misericordia, conclusosi nel novembre scorso, è stato un invito a guardare nelle profondità del nostro cuore e a lasciarvi entrare la misericordia di Dio. L’anno giubilare ci ha fatto prendere coscienza di quanto numerosi e diversi siano le persone e i gruppi sociali che vengono trattati con indifferenza, sono vittime di ingiustizia e subiscono violenza. Essi fanno parte della nostra “famiglia”, sono nostri fratelli e sorelle. Per questo le politiche di nonviolenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi all’intera famiglia umana. «L’esempio di santa Teresa di Gesù Bambino ci invita alla pratica della piccola via dell’amore, a non perdere l’opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Una ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo».

Il mio invito

6. La costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l’uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all’elaborazione della legislazione a tutti i livelli. Gesù stesso ci offre un “manuale” di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna. Le otto Beatitudini (cfr. Mt 5,3-10) tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù –, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo. Questo richiede la disponibilità «di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo». Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso. Certo, può accadere che le differenze generino attriti: affrontiamoli in maniera costruttiva e nonviolenta, così che «le tensioni e gli opposti [possano] raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita», conservando «le preziose potenzialità delle polarità in contrasto».

Assicuro che la Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa. Il 1° gennaio 2017 vede la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che aiuterà la Chiesa a promuovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato» e della sollecitudine verso i migranti, «i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura». Ogni azione in questa direzione, per quanto modesta, contribuisce a costruire un mondo libero dalla violenza, primo passo verso la giustizia e la pace.

In conclusione

7. Come da tradizione, firmo questo Messaggio l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Maria è la Regina della Pace. Alla nascita di suo Figlio, gli angeli glorificavano Dio e auguravano pace in terra agli uomini e donne di buona volontà (cfr. Lc 2,14). Chiediamo alla Vergine di farci da guida.

«Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla». Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».

Dal Vaticano, 8 dicembre 2016

Francesco

Verona: migranti, la voce della società civile

VERONA CHE DIALOGA e San Zen che ride

 Non ho paura della violenza dei malvagi, ma del silenzio degli onesti.

Martin Luther King

 Quando si invocano, e si attuano, ronde e barricate contro i migranti e si invita la popolazione ad uscire in strada “per difendere le donne dall’orda in arrivo”, quando si minacciano gli artigiani locali accusati di “collaborazionismo” o si propone di “suonare il clacson quando si incontra un immigrato per fargli capire che è indesiderato” … significa che si è oltrepassato il limite.

Un legittimo e civile confronto, anche con opinioni diametralmente opposte, sul fenomeno migratorio presente sul territorio, è cosa ben diversa dall’uso e la giustificazione della violenza, del razzismo, della xenofobia. Alcuni recenti episodi di roghi avvenuti nella provincia veronese (lo striscione sull’accoglienza bruciato a Pescantina, e poi l’incendio dei bancali a ridosso del capannone destinato all’accoglienza a Bovolone), hanno il sapore tetro e sinistro delle azioni punitive delle squadracce fasciste che avvenivano negli anni venti del secolo scorso.

Il movimento montante contro l’arrivo dei migranti è capeggiato da un gruppo di professionisti della protesta di piazza che si fa chiamare “Verona ai veronesi”. Sigla antistorica. Sappiamo tutti che Verona è tale solo perché frutto di mescolanze e ibridi storici. Fondata dai Romani, è stata poi teatro di conquiste e dominazioni d’ogni tipo: dai Veneziani ai Francesi, dagli Spagnoli agli Austriaci. Come tutte le culture anche quella veneta è cresciuta grazie alle contaminazioni. In fondo siamo tutti dei “bastardi”. Il purosangue veronese non esiste da millenni.

Ma al di là del fatto culturale, c’è da dire che dietro la sigla si nascondono, nemmeno tanto velatamente, personaggi della destra estrema, in odore di fascismo e persino nazismo. Lo sanno bene le Forze dell’Ordine chiamate a controllare e reprimere episodi di illegalità.

Ci stupiamo che settori importanti sia dell’imprenditoria che della politica locale, non abbiano ancora preso le distanze da gruppuscoli di questo tipo, e stiano invece lentamente scivolando verso un dirupo molto pericoloso. Passare dalla violenza contro i simboli alla violenza sulle persone, il passo è breve. La storia è piena di precipitazioni repentine dalla farsa alla tragedia.

Il fenomeno migratorio che arriva in Europa è un fatto storico, e durerà ancora per decenni. Lo si può giudicare come si vuole, ma nessun muro, nessuna barricata, nessun filo spinato lo fermerà. L’unica cosa saggia da fare è cercare di governarlo qui da noi, e nel contempo cercare di rimuovere le cause all’origine (dalle guerre fino alle variazioni climatiche). Ma intanto c’è da attrezzarsi oggi per non trovarsi impreparati domani.

 Le attuali leggi come la Bossi-Fini sono evidentemente inadeguate e superate. E anche le normative per l’accoglienza e la distribuzione sul territorio possono e debbono essere migliorate.

In una situazione così delicata e fragile la cosa peggiore da fare è quella di esacerbare gli animi, soffiare sul fuoco, aizzare la piazza.

La cosa saggia da fare è invece favorire un dialogo tra tutti i soggetti interessati: istituzioni nazionali (governo e prefettura), istituzioni locali (regione e comuni), residenti e migranti. Le realtà come le associazioni o le chiese possono svolgere il ruolo di mediatori e facilitatori per affrontare e superare eventuali conflitti di interesse che inevitabilmente possono nascere.

Da parte nostra, come associazioni della società civile, siamo disponibili da subito al dialogo e al confronto. Saremo anche intransigenti nel denunciare penalmente chi si rendesse responsabile di reati violenti (anche in base alla Legge Mancino per discriminazione, odio o violenza per motivi razziali o etnici). Poiché molte istigazioni all’odio stanno avvenendo, purtroppo, sotto l’effige della bandiera con il Leone di San Marco (con la parola Pax) chiediamo ai veneti democratici che in essa si riconoscono di dissociarsi esplicitamente dai gruppi di facinorosi razzisti.

Hanno finora aderito:
Aned – Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti
Arci Verona
Associazione Aquiloni Onlus
Associazione per la Pace
Associazione per la pace tra i popoli
Associazione Rurale italiana
Azione Cattolica della Parrocchia di S. Giuseppe fuori le mura
Azione Cattolica di Verona
Azione nonviolenta – rivista
Banca Etica Verona – Gruppo di Iniziativa Territoriale
Centro Missionario Diocesano
Centro Pastorale Immigrati
Centro per i Diritti del Malato e per il Diritto alla Salute
Cesaim – Centro Salute Immigrati
Cestim – Centro Studi Immigrazione
Cgil – Verona
Cisl – Verona
Comitato Festival del Cinema Africano di Verona
Comitato veronese per le iniziative di pace
Comunità dei giovani
Cooperativa SOS Casa
Coordinamento Libera Verona
Cross onlus – Caprino (VR)
Diritti per le nostre strade
Emergency – gruppo di Verona
Emmaus – Comunità di Villafranca
Fondazione Nigrizia dei Missionari Comboniani
Gap – Gruppo d’acquisto popolare
Gea Onlus – Associazione di educazione ambientale
Give Me 5 – Associazione culturale
Hermete Soc. Coop. Sociale Onlus
Il Filo di Arianna
Il Melograno – Centro informazione maternità e nascita
Il sorriso di Ilham
Isolina e …
La Casa per gli Immigrati – Cooperativa sociale onlus
La Fenice Onlus
La Fraternità
Le Fate onlus
La Genovesa – Cooperativa sociale
Legambiente – Circolo di Legnago
Le Rondini – Soc. Coop.
Lieviti
Mag – Società Mutua per l’Autogestione
Movimento Consumatori – Sezione di Verona
Movimento Nonviolento
Nigrizia
– rivista
Onebridge to Idomeni
Ponti Onlus – Associazione interculturaleOrchestra Giovanile Veronese
Pax Christi
PM – Il piccolo missionario
Progettomondo Mlal
Radici in Movimento – Roverchiara (VR)
Rete degli studenti medi
Rete Radiè Resch
Uil – Verona
Unione Italiana nel Mondo
Veronetta129 – Associazione culturale
Vita Virtus onlus

Bombe sarde ai sauditi – indaga la procura di Cagliari

Bombe sarde ai sauditi, ora indaga anche la Procura di Cagliari

 (da rete italiana disarmo)

La Procura di Cagliari indaga sugli armamenti della Rwm Italia che da Domusnovas partono alla volta dell’Arabia Saudita. La notizia riservata è stata appresa da Sardinia Post da fonti attendibili. Il fascicolo aperto in Piazza Repubblica si aggiunge all’inchiesta del pm bresciano Fabio Salomone – al momento contro ignoti – sulla presunta violazione della legge italiana sull’export di armamenti, che vieta la vendita di armi ai paesi in stato di conflitto qual è oggi l’Arabia Saudita.

Dall’aprile 2015, infatti, i sauditi guidano una coalizione di stati arabi nella feroce guerra dello Yemen. A pagare le conseguenze dei bombardamenti è soprattutto la popolazione civile: secondo le ultime stime, sarebbero oltre 4000 i civili morti in un anno e mezzo di combattimenti. Eppure, nonostante la denuncia da parte dell’Onu di numerose violazioni del diritto internazionale commesse dalla coalizione a guida saudita, che non ha risparmiato scuole, ospedali e altri obiettivi civili, il governo italiano non ha mai revocato le autorizzazioni alle esportazioni di bombe concesse alla Rwm, società controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall con sede legale a Brescia e stabilimenti nell’Isola.

Sulla vicenda, divenuta un caso internazionale, è intervenuto di recente  il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Nella risposta all”interrogazione dei deputati del M5s Luca Frusone e Maria Elena Spadoni, il ministro ha sostenuto che  “la Rwm ha esportato in forza di licenze rilasciate in base alla normativa vigente, perché i sauditi non sono oggetto di embargo, restrizioni o sanzioni rispetto all’export di armi, come confermato anche dalla riunione del gruppo europeo di lavoro sulla vendita delle armi dello scorso 4 ottobre a Bruxelles”. Insomma, nessuna novità sarebbe emersa nella politica dei 28 nei confronti dell’Arabia Saudita.

A nulla, in altre parole, è valsa la risoluzione con cui lo scorso 25 febbraio il Parlamento Europeo ha chiesto lo stop dell’export di armi dal vecchio continente all’Arabia Saudita, impegnando l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea e vicepresidente della Commissione Federica Mogherini ad attivarsi per imporre l’embargo sulla vendita di armi ai sauditi.

La levata di scudi di numerose associazioni pacifiste e la volontà del Parlamento europeo non hanno, d’altra parte, dissuaso il ministro della Difesa Roberta Pinotti dal recarsi in visita ufficiale proprio a Ryhad il 3 e il 4 ottobre scorsi. Accompaganta dal generale Carlo Magrassi, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, la Pinotti ha incontrato l’omologo Mohammed Bin Salman, già ritenuto dai servizi tedeschi come il vero regista dell’operazione militare nello Yemen, e il re Salman Bin Abdulaziz Al Saud. Ad oggi, non sono stati resi noti i temi al centro del colloquio tra la Pinotti e i reali sauditi, ma, di fronte ai microfoni de il Fatto quotidiano tv, la ministra ha sostenuto che la Difesa non si occupa di export di armamenti, lasciando ad intendere che a Ryhad non si sia parlato di armi. La Pinotti era intervenuta sulle bombe vendute all’Arabia Saudita anche nel novembre 2015, quando a Repubblica Tv aveva spiegato che “quegli armamenti non sono italiani, ma di una ditta americana che si avvale della Rheinmetall, e delle sue due fabbriche presenti in Italia, per la loro produzione”. Eppure le autorizzazioni all’export vengono rilasciate proprio dal ministero degli Esteri.

Sul caso delle bombe esportate ai sauditi è intervenuto lo scorso aprile anche il governo tedesco, che ha negato ogni coinvolgimento rispetto agli armamenti partiti dalla Sardegna.

Disinformazione sui migranti: dichiarazione del Movimento europeo

MOVIMENTO EUROPEO      CONSIGLIO ITALIANO
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UN PRODOTTO TOSSICO INVADE L’EUROPA DICHIARAZIONE DEL MOVIMENTO EUROPEO
Un prodotto tossico invade l’Europa. Esso provoca intolleranze, sentimenti incontrollati di paura, reazioni violente e aggressività. Il prodotto tossico si  Continue reading