lettera all’ambasciata di Israele – liberare il giornalista Al-Qeeq

Onorevole Primo Ministro della nostra Repubblica Italiana,
abbiamo inviato all’Ambasciatore di Israele la lettera aperta che può
leggere in allegato.
Intendiamo anche far presente a Lei che, come moltissimi nostri
concittadini, chiediamo al Governo da Lei presieduto di farsi interprete
delle nostre richieste presso il Governo di Israele e nelle sedi
internazionali appropriate. A questo scopo rivolgiamo la stessa
richiesta  alla On Federica Mogherini, incaricata degli Affari Esteri
della Commissione Europea.
Cordialmente,

Rete degli Ebrei Contro l’Occupazione -Un Ponte Per… – FIOM-Federazione Impiegati Operai Metallurgici

 

All’Ambasciatore di Israele

presso la Repubblica Italiana, Roma.

 

Illustre Ambasciatore,

Le scriviamo per chiederle di comunicare al Suo Governo le nostra richiesta di liberare immediatamente, prima che sia troppo tardi, il prigioniero politico Palestinese Mohammed al Qeeq. imprigionato da mesi senza accuse specifiche da cui possa difendersi secondo le norme in uso nei Paesi civili.

Come Lei sa, Mohammed Al-Qeeq giace in fin di vita in un ospedale israeliano. Il giornalista palestinese di 33 anni, strappato alla sua casa di Ramallah, all’alba del 21 novembre 2015, con la generica accusa di aver incitato i media contro Israele, cioè di aver fatto il suo mestiere di giornalista esprimendo in libertà il suo pensiero, è stato posto in detenzione amministrativa, dopo aver subito un interrogatorio durato 25 ore consecutive, ammanettato e legato ad una sedia con le mani dietro la schiena, bendato e privato del sonno.  Per protestare contro le torture subite durante l’interrogatorio e contro l’illegalità della sua detenzione, senza accusa e senza processo,  il 25 novembre ha iniziato uno sciopero della fame.  Ora si trova nell’ospedale di Haemek, incatenato mani e piedi al letto. Secondo l’associazione israeliana Physicians for Human Rights è stato sottoposto forzatamente ad una infusione di liquidi, sali e vitamine.

Ad Al-Qeeq è stata negata la visita di un medico indipendente, mentre il direttore dell’ufficio legale della Società Palestinese per i prigionieri, JawadBoulus che lo ha potuto visitare, ha dichiarato che il prigioniero ha sottoscritto una dichiarazione giurata nella quale si afferma che egli ha scelto di fare lo sciopero della fame volontariamente, ben sapendo che esso si sarebbe potuto concludere con un danno fisico irreversibile oppure con la morte.

Siamo informati del fatto che Israele adotta questo tipo di imprigionamento illegale ed inumano in larga scala, anche contro minori: in questo momento sono decine i minorenni imprigionati senza prove che abbiano commesso alcun reato, nell’impossibilità di comunicare con i loro famigliari e con un legale difensore. Sono stati documentati anche casi di tortura fisica.

Contro ogni diritto, i Palestinesi prigionieri in “detenzione amministrativa” vengono poi processati da tribunali militari, mentre gli israeliani ebrei da tribunali civili. Questa diversità di trattamento è inaccettabile, e La preghiamo di comunicare questo nostro giudizio al Suo Governo. Per parte nostra, comunichiamo questi fatti al Governo Italiano, e a mezzi di comunicazione pubblica.

Con la nostra considerazione,

Rete degli Ebrei Contro l’Occupazione

Un Ponte Per…

FIOM-Federazione Impiegati Operai Metallurgici

Roma, Gennaio 2016

Sospensione accordo UE-Israele, lettera a Mogherini

Onorevole Federica Mogherini
Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Gentilissima Onorevole, Ci rivolgiamo alla sua persona per sottoporle quanto segue e richiederle una sua risposta.

Il Trattato sulla Unione Europea (TEU) stabilisce che le azioni esterne della Unione Europea debbano essere guidate dai principi della democrazia, della legalità, della universalità dei diritti umani, di uguaglianza e solidarietà, e dal rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.  Continue reading

Palestina: pace, giustizia, libertà, diritti

Piattaforma un passo di pace:

PALESTINA: PACE, GIUSTIZIA, LIBERTÀ, DIRITTI

Dal 1980 con il vertice di Venezia, l’Unione Europea sostiene la fne dell’occupazione militare israeliana e indica la strada della soluzione della questione palestinese con la creazione di due popoli due stati, per applicare le risoluzioni 242, 338, 194  Continue reading

TAVOLA SARDA DELLA PACE: ASSEMBLEA CONTRO ESERCITAZIONI ISRAELIANE IN SARDEGNA E CAMPAGNA BOICOTTAGGIO

Sabato 30 agosto, a partire dalle ore 09:30 per tutta la giornata, a Cagliari presso il Teatro Adriano, in viaSassari 16, si svolgerà una assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il rilancio della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

L’assemblea è stata promossa dalla Associazione Amicizia Sardegna Palestina, dalla rete BDS Sardegna e
dalla Unione Democratica Arabo Palestinese.
L’isola sarà teatro, anche questo autunno così come già altre volte, di esercitazioni da parte delle forze armate israeliane. Alla consueta occupazione militare, che fa della Sardegna la terra che occupa oltre il 60% delle servitù militari dello stato italiano, si aggiunge in questo caso il coinvolgimento diretto dell’Isola in una guerra di aggressione che sta provocando migliaia di vittime.

La società civile palestinese ha già individuato, da molti anni, lo strumento del boicottaggio del
disinvestimento economico e delle sanzioni come sostegno internazionale efficace per costringere lo stato
di Israele a riconoscere i diritti del popolo palestinese e cessare l’occupazione. Per questo motivo un rilancio della campagna BDS e il blocco delle esercitazioni sono un contributo concreto alla pace nella giustizia.

Alla assemblea hanno aderito numerose realtà associative, politiche, culturali e della cooperazione dalla
Sardegna e da tutta l’Italia, che saranno presenti con loro delegazioni.
L’ordine dei lavori è articolato lungo l’intera giornata. La mattina son previsti due collegamenti dalla
Palestina: Omar Barghouti, del Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e
Sanzioni, e, in diretta da Gaza, Ayah Bashir (BDS Gaza). Seguiranno gli interventi di Filippo Bianchetti,
del Comitato NO-M346 a Israele, di Ester Garau (BDS Sardegna) e Stephanie Westbrook (BDS Italia). Il
dibattito successivo verrà aperto dall’intervento di due parlamentari sardi (Michele Piras e Roberto Cotti).
Nel pomeriggio sono previsti gruppi di lavoro sul tema delle esercitazioni militari, del boicottaggio
accademico e culturale e del boicottaggio economico. Al termine dei gruppi di lavoro si svolgerà l’assemblea plenaria.

Si trasmette in allegato l’appello per l’assemblea con le adesioni e il programma dettagliato dei lavori.
Associazione Amicizia Sardegna Palestina
BDS Sardegna
Unione Democratica Arabo Palestinese
Per Info:
Fawzi Ismail: 3386166944;
assembleapalestinacagliari@gmail.com

Adesioni alle iniziative per la pace in Palestina

Prime adesioni:

Rete della Pace
ACLI, ADL, AGESCI, ANSPS, Associazione di Cooperazione e di Solidarietà Internazionale AOI, Archivio Disarmo, ARCI, Arci Bassa Val di Cecina, Arci Verona, ARCS, ASC, Associazione Perugia  Continue reading

Tavola della pace di Bergamo: Nota sulla questione Palestinese

L’uccisione dei tre ragazzi israeliani rapiti, un delitto odioso che riempie di sgomento – cui è seguito un altro orribile delitto, l’assassinio per vendetta di un ragazzo palestinese di 16 anni – ci fa riflettere una volta di più sul livello di imbarbarimento che ha raggiunto la lotta politica all’interno del conflitto israelo-palestinese e insieme sull’impotenza della comunità internazionale che ha lasciato colpevolmente incancrenire una situazione che sempre più sembra affondare nella disperazione e nell’odio reciproco tra le due popolazioni.

La questione palestinese, come sappiamo, ha origini lontane: si trattava di dare una risposta di compromesso ai diritti confliggenti di due popoli. Ma uno Stato palestinese non ha mai visto la luce.

Il diritto internazionale è stato reso vano. Le due risoluzioni ONU che chiedevano di por fine all’occupazione dei Territori da parte di Israele non sono mai state rispettate. La diffidenza reciproca, le continue provocazioni hanno fatto sì che l’occupazione proseguisse con un’escalation di violenza militare e di umiliazione della popolazione civile (i check point, le punizioni collettive…), con una crescente appropriazione di terre palestinesi da parte di Israele attraverso la politica delle barriere difensive e di sempre nuovi insediamenti di coloni. I detenuti politici si contano a migliaia, le distruzioni di case, le uccisioni di palestinesi, anche molto giovani, sono frequentissime.

Le generazioni più giovani di palestinesi non hanno conosciuto che guerre, rappresaglie militari (ricordiamo per tutte l’operazione Piombo fuso, iniziata nel dicembre 2008), violenze di ogni tipo e sono cresciute nell’odio. La striscia di Gaza – tanto più dopo la chiusura dei valichi con l’Egitto – si può considerare una prigione a cielo aperto, dove le condizioni di vita della popolazione sono lontanissime dal rispetto dei diritti umani più elementari. La questione culturale – al di là di quella politica – ha assunto dimensioni enormi. Ci vorranno generazioni per elaborare l’odio che è stato alimentato dalla memoria dei morti e dei feriti.

Il recente governo di unità nazionale ANP- HAMAS sconta le difficoltà legate a una società civile estremamente frammentata, percorsa da istanze diversissime tra loro ed è in una condizione di grande fragilità oltre che di debolezza politica a livello internazionale.

Come si paventava, a seguito degli eventi più recenti si è ora avviata una pericolosissima escalation che fa temere il disastro. Appare evidente che un attacco militare israeliano condotto contro la Striscia oggi avrebbe conseguenze devastanti alimentando il settarismo fanatico, la deriva estremistica e integralista che già vediamo materializzarsi ad esempio nell’avanzare delle milizie jihadiste tra Siria e Iraq.

La Tavola della pace di Bergamo ha in passato lavorato molto sul tema del conflitto israelo – palestinese, partecipando e organizzando incontri, ascoltando testimoni, cercando di informare e sensibilizzare la comunità locale. Continua a credere che una soluzione del conflitto debba essere possibile, e non a livello militare, ma a livello politico e diplomatico. Una soluzione che non potrà essere naturalmente che di compromesso, scontentando, in parte, gli uni e gli altri, ma di compromesso il più alto possibile.

Crede che la comunità internazionale – e in essa in particolare l’Europa – non possa sottrarsi al ruolo che le compete nel rispetto del diritto internazionale, del principio di uguaglianza, del diritto di entrambi i popoli a una convivenza pacifica e del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato: quello di attivarsi innanzitutto per bloccare la spirale delle vendette e delle rappresaglie e fare quindi quanto in suo potere per promuovere la fine dell’occupazione israeliana dei Territori.

Invita le associazioni di solidarietà, le varie articolazioni del movimento per la pace e i diritti umani a organizzare manifestazioni e iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questi temi.