Rete Disarmo: “Il governo italiano sospenda immediatamente l’invio di sistemi militari a Israele e promuova una simile misura presso l’’Unione Europea”

L’’Italia è oggi il maggiore fornitore di sistemi militari dell’Unione europea verso Israele e proprio nei giorni scorsi, durante i raid aerei israeliani su Gaza, Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica, ha inviato a primi due aerei addestratori  Continue reading

Tavola della pace di Bergamo: Nota sulla questione Palestinese

L’uccisione dei tre ragazzi israeliani rapiti, un delitto odioso che riempie di sgomento – cui è seguito un altro orribile delitto, l’assassinio per vendetta di un ragazzo palestinese di 16 anni – ci fa riflettere una volta di più sul livello di imbarbarimento che ha raggiunto la lotta politica all’interno del conflitto israelo-palestinese e insieme sull’impotenza della comunità internazionale che ha lasciato colpevolmente incancrenire una situazione che sempre più sembra affondare nella disperazione e nell’odio reciproco tra le due popolazioni.

La questione palestinese, come sappiamo, ha origini lontane: si trattava di dare una risposta di compromesso ai diritti confliggenti di due popoli. Ma uno Stato palestinese non ha mai visto la luce.

Il diritto internazionale è stato reso vano. Le due risoluzioni ONU che chiedevano di por fine all’occupazione dei Territori da parte di Israele non sono mai state rispettate. La diffidenza reciproca, le continue provocazioni hanno fatto sì che l’occupazione proseguisse con un’escalation di violenza militare e di umiliazione della popolazione civile (i check point, le punizioni collettive…), con una crescente appropriazione di terre palestinesi da parte di Israele attraverso la politica delle barriere difensive e di sempre nuovi insediamenti di coloni. I detenuti politici si contano a migliaia, le distruzioni di case, le uccisioni di palestinesi, anche molto giovani, sono frequentissime.

Le generazioni più giovani di palestinesi non hanno conosciuto che guerre, rappresaglie militari (ricordiamo per tutte l’operazione Piombo fuso, iniziata nel dicembre 2008), violenze di ogni tipo e sono cresciute nell’odio. La striscia di Gaza – tanto più dopo la chiusura dei valichi con l’Egitto – si può considerare una prigione a cielo aperto, dove le condizioni di vita della popolazione sono lontanissime dal rispetto dei diritti umani più elementari. La questione culturale – al di là di quella politica – ha assunto dimensioni enormi. Ci vorranno generazioni per elaborare l’odio che è stato alimentato dalla memoria dei morti e dei feriti.

Il recente governo di unità nazionale ANP- HAMAS sconta le difficoltà legate a una società civile estremamente frammentata, percorsa da istanze diversissime tra loro ed è in una condizione di grande fragilità oltre che di debolezza politica a livello internazionale.

Come si paventava, a seguito degli eventi più recenti si è ora avviata una pericolosissima escalation che fa temere il disastro. Appare evidente che un attacco militare israeliano condotto contro la Striscia oggi avrebbe conseguenze devastanti alimentando il settarismo fanatico, la deriva estremistica e integralista che già vediamo materializzarsi ad esempio nell’avanzare delle milizie jihadiste tra Siria e Iraq.

La Tavola della pace di Bergamo ha in passato lavorato molto sul tema del conflitto israelo – palestinese, partecipando e organizzando incontri, ascoltando testimoni, cercando di informare e sensibilizzare la comunità locale. Continua a credere che una soluzione del conflitto debba essere possibile, e non a livello militare, ma a livello politico e diplomatico. Una soluzione che non potrà essere naturalmente che di compromesso, scontentando, in parte, gli uni e gli altri, ma di compromesso il più alto possibile.

Crede che la comunità internazionale – e in essa in particolare l’Europa – non possa sottrarsi al ruolo che le compete nel rispetto del diritto internazionale, del principio di uguaglianza, del diritto di entrambi i popoli a una convivenza pacifica e del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato: quello di attivarsi innanzitutto per bloccare la spirale delle vendette e delle rappresaglie e fare quindi quanto in suo potere per promuovere la fine dell’occupazione israeliana dei Territori.

Invita le associazioni di solidarietà, le varie articolazioni del movimento per la pace e i diritti umani a organizzare manifestazioni e iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questi temi.