Amnisty international: I produttori di armi non tengono conto dei rischi per i diritti umani

Il report di Amnisty international

(per scaricarlo: https://www.amnesty.it/report-armi-produttori-rischi-diritti-umani/
per leggerlo integralmente: report amnisty

In concomitanza della Defence & Security Equipment International, una delle più grandi fiere mondiali del settore in programma a Londra dal 10 al 13 settembre, abbiamo redatto un report dal quale emergono evidenti responsabilità dei principali produttori di armi – come Airbus, BAE Systems e Raytheon – nel non applicare la dovuta diligenza per scongiurare il rischio che i loro prodotti siano usati per compiere violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.

Per il rapporto, intitolato “Delegare le responsabilità”, abbiamo contattato 22 produttori di 11 stati – tra i quali Airbus (Olanda), Arquus (Francia), Boeing (Usa), BAE Systems (Regno Unito), Leonardo (Italia), Lockheed Martin (Regno Unito), Raytheon (Usa), Rosoboronexport (Russia), Thales (Francia) e and Zastava (Serbia) – chiedendo loro informazioni su come essi assolvano la loro responsabilità di rispettare i diritti umani ai sensi degli standard riconosciuti a livello internazionale.

I produttori che non hanno risposto: Arquus, Avibras, Boeing, Dassault Aviation, Elbit Systems, Embraer, Heckler and Koch, General Dynamics, Herstal Group, Norinco, Northrop Grumman, Remington Outdoor, Rosoboronexport e Zastava.

Molti produttori forniscono armi a stati accusati di crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

Nessuno degli otto produttori che hanno risposto è stato in grado di spiegare in modo adeguato come viene incontro alle sue responsabilità nel campo dei diritti umani né di dimostrare un’idonea dovuta diligenza. Gli altri 14 non hanno risposto affatto.

Il ruolo determinante dei produttori che forniscono beni e servizi militari è spesso sottovalutato, nonostante la natura spesso intrinsecamente pericolosa dei prodotti venduti.

IL CASO DELLO YEMEN

Alcuni dei produttori presenti alla fiera di Londra hanno fatto profitti per milioni di dollari con la fornitura di armi e servizi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti impegnata da oltre quattro anni in una campagna militare nello Yemen.

BAE Systems, Boeing, Lockheed Martin e Raytheon tra gli altri hanno avuto un ruolo determinante nell’armare una flotta di aerei da combattimento che ha ripetutamente colpito obiettivi civili come case, scuole, mercati e ospedali.

Le bombe di Raytheon

Abbiamo rinvenuto i resti di una bomba prodotta da Raytheon nel luogo dove, nel 2017 nella capitale yemenita Sana’a, un attacco aereo aveva causato la morte di sei bambini e dei loro genitori.

Quando abbiamo a Raytheon quali passi avesse intrapreso per indagare su quell’attacco, la risposta è stata la seguente: “A causa di vincoli legali e di questioni legate ai rapporti con i clienti, non forniamo informazioni sui nostri prodotti, sui nostri clienti o su aspetti operativi”.

Raytheon ha aggiunto che, prima dell’esportazione, i prodotti militari e di sicurezza sono “sottoposti a molteplici revisioni da parte del Dipartimento di stato Usa, del dipartimento della Difesa e del Congresso”.

DELEGARE LE RESPONSABILITÀ

Dal nostro report emerge che la maggior parte dei produttori sostiene sia responsabilità dei rispettivi Stati valutare i rischi legati ai diritti umani, attraverso il meccanismo di “autorizzazione all’esportazione”, ha affermato Wilcken.

BAE Systems

BAE Systems ha definito le nostre conclusioni “false e fuorvianti”, aggiungendo che l’azienda applica “politiche e procedure cautelative e appropriate nel rispetto delle leggi e dei regolamenti” attraverso la sua politica sul commercio dei prodotti.

Leonardo

Leonardo ci ha accusato di essere giunti a conclusioni “non del tutto corrette” sostenendo che l’azienda applica una dovuta diligenza che va oltre il rispetto delle leggi e dei regolamenti nazionali sulle autorizzazioni all’esportazione. Tuttavia, il produttore non ha spiegato come ciò si applichi a situazioni concrete, come ad esempio per quanto riguarda le esportazioni di forniture utilizzate dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti nel conflitto dello Yemen.

LE NOSTRE RICHIESTE

Quattordici produttori non hanno risposto alle nostre richieste d’informazioni: tra queste figurano la russa Rosoboronexport, che invia forniture militari alle forze di sicurezza siriane, accusate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità; la serba Zastava, i cui fucili sono stati usati in occasione di un’orribile esecuzione di massa in Camerun; e la francese Arquus (già Renault Trucks Défense), che ha fornito veicoli blindati con cui le forze di sicurezza egiziane hanno stroncato il dissenso.

Abbiamo sottoposto ai produttori quattro richieste precise:

  1. Valutare i precedenti comportamenti dei loro clienti dal punto di vista del rispetto dei diritti umani;
  2. Inserire nei contratti l’elevato auspicio che i loro clienti rispetteranno le norme internazionali sui diritti umani;
  3. Monitorare costantemente l’operato dei loro clienti e svolgere periodici audit;
  4. Usare il loro peso per influenzare l’operato dei loro clienti.

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