Nord-est Siria – comunicati di Movimento Nonviolento – Movimento europeo – Pax Christi e articolo di don Renato Sacco

Movimento Nonviolento

CESSATE IL FUOCO !
No alla guerra. Salviamo le vittime

– Siamo dalla parte delle vittime, sempre, per aiutare, curare, accogliere, salvare vite.
– La Turchia ha aggredito, oggi è il carnefice da fermare.
– Nè con Erdogan, nè con Assad, i loro eserciti sono neri.
– Nè con Trump, nè con Putin, i loro imperi sono violenza.
– La Nato è parte del problema, non della soluzione.

Dov’è l’Onu?
Attivi subito una forza di interposizione, istituisca la No-Fly zone per la protezione della popolazione.

Dov’è l’Unione Europea?
Bloccare la vendita (futura) di armi non basta, bisogna sospendere ogni accordo UE-Turchia.

L’urgenza immediata è fermare la pulizia etnica e risolvere la crisi politica in Siria con una conferenza internazionale che veda la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali e minoranze, culturali e religiose.

La soluzione è politica, non militare.

Mai più guerre. Mai più eserciti


Movimento europeo

Il Movimento europeo in Italia condanna l’offensiva ingiusticata e ingiustifcabile della Turchia nel territorio Nord-Orientale della Siria che ha già provocato molte vittime civili nelle popolazioni kurda e araba già duramente provate da anni di conflitto nella regione.

L’offensiva turca è stata lanciata non per difendersi da attacchi terroristici ma per contrastare le legittime aspirazioni del popolo kurdo nell’affermazione di una propria autonomia nella regione e nel riconoscimento dei propri diritti.

Ci attendiamo in questo quadro che l’Unione europea abbandoni il suo assordante silenzio e assuma una posizione inequivocabile nella difesa di queste legittime aspirazioni.

L’offensiva turca è una palese e inaccettabile violazione dello Statuto delle Nazioni Unite e del diritto internazionale così come sono inaccettabili i ricatti del governo turco sui rifugiati siriani detenuti sul suo territorio.

Il Movimento europeo in Italia richiama del resto le critiche mosse a suo tempo sull’accordo fra l’UE e la Turchia, fondato su un finanziamento europeo di sei miliardi di Euro nel 2016 oltre ai contributi concessi dal 2002 con lo “Strumento turco di pre-adesione”, che ha costretto migliaia di siriani a vivere in una situazione di inequivocabile violazione dei diritti umani in quel paese.

L’offensiva turca accresce inoltre la destabilizzazione della regione, mette in pericolo la lotta contro il cosiddetto “Stato Islamico” e rischia di provocare effetti a catena che potrebbero coinvolgere militarmente tutti gli attori presenti a cominciare dalla Russia che dispone di due basi militari in Siria.

Il Movimento europeo è convinto che i paesi europei nell’Alleanza Atlantica debbano rifiutarsi in modo chiaro e netto di legittimare le infondate “preoccupazioni securitarie” della Turchia come ha invece inopinatamente affermato il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

La decisione di interrompere la vendita delle armi alla Turchia, annunciata dai governi francese e tedesco, deve a nostro avviso essere adottata immediatamente anche dal governo italiano, essere totale estendendosi alla vendita di nuove tecnologie e non limitarsi alle armi che vengono usate nell’offensiva contro la Siria e comprendere il ritiro dei militari europei che “proteggono” i cieli della Turchia.

Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi con il sostegno della presidenza di turno finlandese dell’UE e dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini devono chiedere che la decisione sull’embargo totale della vendita di armi alla Turchia sia europea e non bilaterale.

Poiché l’offensiva turca in territorio siriano si è accompagnata da un ulteriore inasprimento delle violazioni dei dritti fondamentali in Turchia, questi governi devono chiedere la sospensione del governo Erdogan dal Comitato dei Ministri nel Consiglio d’Europa e il congelamento dell’accordo di associazione UE-Turchia considerando che ciò che sta avvenendo allontana ulteriormente le prospettive di adesione.

Ciò che sta avvenendo su questo fronte è l’ennesima dimostrazione della necessità e dell’urgenza di una politica e di misure europee vincolanti nella vendita di armamenti e di tecnologie militari al di fuori dell’UE come parte di una vera politica europea di sicurezza e di difesa nel quadro dell’evoluzione dell’UE verso un modello federale.

Questa politica, che deve essere unica e non solo comune, deve essere fondata in primo luogo sul superamento del diritto di veto come è stato messo in evidenza dall’incapacità del Comitato politico dell’UE di adottare una decisione di condanna dell’offensiva turca nel territorio nord-orientale della Siria a causa del sostanziale veto del governo Orban alleato di Erdogan.

Il “cessate il fuoco” deve essere immediato e deve essere ordinato con la massima urgenza dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Dopo il “cessate il fuoco”, i paesi membri dell’UE nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Francia, Regno Unito, Belgio e Germania) – sulla base di un mandato che chiediamo sia adottato del Consiglio europeo a Bruxelles il 17 e 18 ottobre – devono chiedere l’attivazione del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite che prevede azioni di “peace enforcement che precedono quelle di peace keeping e peace building.

Come è avvenuto in tre fasi al confine fra Libano e Israele e da ultimo nella decisione del 2006 su proposta francese e italiana, è necessario infine predisporre una forza di interposizione secondo il modello UNIFIL che potrebbe essere avviata sotto il controllo militare dell’UE – conformemente allo statuto delle Nazioni Unite – nel quadro della cooperazione strutturata permanente della PESCO.

Il Movimento europeo in Italia aderisce alle iniziative promosse in questi giorni per l’immediato “cessate il fuoco” e la condanna dell’offensiva turca.

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Comunicato stampa Pax Christi Italia

“Primavera di pace”

Sconcerto e dolore

Ancora guerra. E la guerra porta sempre con sé morte, distruzione, paura, fuga, terrore.

Ci sono ancora tante, troppe guerre in corso. E mentre il conflitto in Siria è lontano dal terminare, adesso la Turchia ha iniziato i bombardamenti contro i Curdi. Ancora vittime, soprattutto civili. E, come ci raccontano alcuni testimoni locali, si rischia un altro massacro.

Un’azione di guerra che si chiama, in modo beffardo e ‘diabolico’: “Primavera di pace”.

Chiediamo – noi di Pax Christi insieme a tante altre persone che vogliono la pace – al governo italiano, alla UE ed all’ONU di fare tutto il possibile per fermare subito questa nuova tragedia, nuova sconfitta dell’umanità, adoperandosi con urgenza in tutti i modi possibili.

Insieme al dolore per le vittime, non possiamo tacere poi sulle nostre responsabilità: l’Italia ha venduto in questi ultimi 4 anni 890 milioni di € in armamenti alla Turchia. Questa è complicità! Si blocchino subito le forniture di armi alla Turchia, anche nel rispetto della legge 185/90.

Inoltre la Turchia, come l’Italia, fa parte della Nato, sotto guida USA, che tante responsabilità ha nel caos attuale in Medioriente.

Noi continueremo pervicacemente a chiedere il disarmo, ad invocare la cessazione del conflitto con la preghiera, e a lavorare per scelte concrete di pace.

E, come spesso abbiamo detto in momenti tragici come questo, di bombardamenti, di morti e distruzione: rifiutiamo la guerra, gridiamo la speranza.

Firenze, 10 ottobre 2019

Pax  Christi  Italia


«Italia, smetti di vendere armi a chi fa guerre»: il monito di Pax Christi

«Alla Turchia, spiegano gli esperti di Rete Disarmo, abbiamo venduto negli ultimi 4 anni 890 milioni di euro in armamenti. Nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione definitiva. Tra i materiali autorizzati: armi o sistemi d’ arma di calibro superiore ai 19.7 millimetri, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software. La guerra è pura follia, disse già san Giovanni XXIII nella Pacem in terris», ricorda in questo intervento don Renato Sacco.

12/10/2019  di Renato Sacco

Stanno uccidendo persone. E decine e decine di migliaia di civili stanno fuggendo. Sono stato molte volte in Iraq, anche al Nord al confine con Siria e Turchia. “Ma voi occidentali, voi italiani, l’ unico modo che avete per aiutarci è vendere armi a chi poi ci massacra?”. Questo mi diceva una giovane donna incontrata nel Kurdistan iracheno oltre 10 anni fa. E aveva ragione. Anche l’ Italia ha venduto armi durante la guerra Iraq-Iran a tutti e due i Paesi in guerra, per par condicio. Il 16 marzo 1988 l’ esercito di Saddam utilizzò armi chimiche (gas prodotto dove?) contro la città curda di Halabja. I morti furono circa 5.000. Ma in tutta la guerra con l’ Iran si pensa ci furono circa 100.000 morti curdi. Le mine disseminate sui confini con il Kurdistan iracheno erano made in Italy. Poi abbiamo addestrato i piloti di Saddam, nostro alleato, e contro la popolazione irachena abbiamo fatto la prima guerra del Golfo nel 1991 e poi la seconda nel 2003. L’ Occidente ha fatto grandi affari. Ha difeso i propri interessi.

Così sta succedendo con l’ Arabia Saudita e con altri Paesi del Golfo. Così succede con la Turchia, che sta in queste ore bombordando il nord della Siria, massacrando ancora una volta il popolo Curdo. Alla Turchia, ci ricordano gli esperti della Rete italiana disarmo, abbiamo venduto negli ultimi 4 anni 890 milioni di euro in armamenti. Ankara è da molti anni uno dei maggiori clienti dell’ industria bellica italiana e le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129, di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri d’attacco italiani di AW129 Mangusta. Nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione definitiva. Tra i materiali autorizzati: armi o sistemi d’ arma di calibro superiore ai 19.7 millimetri,  munizioni, bombe, siluri, arazzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software.

Le parole, flebili e quasi sottovoce, della Comunità Internazionale non valgono quasi nulla se non sono seguite dai fatti. Davanti a questa guerra, ai bombardamenti di queste ore da parte della Turchia non possiamo essere spettatori, spesso autenticamente commossi, talvolta indifferenti: anche se in buona fede lo ignoriamo, noi siamo complici. Non dimentichiamo poi che in Turchia non si può neanche accennare, pena la galera, il genocidio degli Armeni. E la Turchia fa parte anche della Nato, come l’ Italia. Di fronte ad una eventuale reazione Curda contro Ankara, noi Stato membro della Nato dovremmo intervenire a fianco di Ergodan?

Non bastano parole vaghe di condanna. La guerra va fermata con scelte concrete. E la prima è sicuramente non fornire armi a chi la combatte! La pace va costruita con scelte concrete. Ma se si investe di più sulla guerra che non sulla pace, ecco poi i risultati. E chi paga il conto sono sempre le persone. Io non sono un esperto di geopolitica internazionale. Ma non si può parlare del Medio Oriente, della Siria, dell’ Iraq, dell’ Iran, dell’ Arabia Saudita, dello Yemen, di Israele e della Palestina senza mettere al primo posto le persone. Il prezzo che devono pagare, spesso con la vita stessa. Questo mi hanno insegnato i tanti incontri avuti in questi anni nel Nord dell’ Iraq, e in altri Paesi in guerra. Se non si parte dalle persone, dalla loro vita, o morte, dalla loro storia saremmo solo freddi calcolatori. Le fabbriche di armi diventano opportunità di lavoro. La loro vendita un rilancio dell’ economia, e così via.

E come non ricordare che lo scorso anno il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato, insieme al ginecologo congolese Denis Mukwege, ad una donna che arriva da quella terra insanguinata da tanti anni, alla Yazida Nadia Murad, con la motivazione  della lotta alla violenza sessuale sulle donne, ormai diventata un’ arma di guerra.

E’ con l’ attenzione alle vittime, e soprattutto alle donne che dobbiamo leggere quanto succede. Per non diventare aridi osservatori o spettatori distratti. E cosa sta succedendo alle donne, agli uomini e ai bambini che Erdogan minaccia di mandare in Europa se alziamo troppo la voce? Persone usate come merce! Forse c’ è un progetto di mandare qualche milione di profughi siriani in quella zona dove ora si bombarda, per indebolire la presenza Curda. Lo aveva già fatto tanti anni fa anche Saddam E ancora una volte le persone vengono usate per i propri interessi. Tutto ciò è abominevole.

Perché abominevole è la guerra. Anzi, per dirla con le parole di Giovanni XXIII nella Pacem in terris “Alienum est a ratione”. È pura follia.

                                                                                     don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi

 

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